Il dolore
«Beni estimati: fra Comune e Catasto i dati non tornano»
CARRARA. Il consigliere comunale Giuseppe Scattina (dalla fine di gennaio all'opposizione, 'unico componente del gruppo misto) chiede al Comune di chiarire la consistenza dei beni estimati delle cave....
CARRARA. Il consigliere comunale Giuseppe Scattina (dalla fine di gennaio all'opposizione, 'unico componente del gruppo misto) chiede al Comune di chiarire la consistenza dei beni estimati delle cave. «A febbraio ho chiesto l'elenco dettagliato delle cave di Carrara, per verificare quale fosse di ciascuna la percentuale di proprietà comunale e quale, eventualmente, di bene estimato. Il materiale mi è stato consegnato in pochissimi giorni. Ma quando, anche con l'aiuto dell'associazione Oro Bianco, che si occupa da anni del problema, siamo andati a confrontare i dati dell'Ufficio Marmo del Comune con i dati del Catasto di Massa sono emerse delle discrepanze. Ad esempio – dice Scattina - la Cava 102, Calocara A, Foglio 26, Mappale 228, risulta essere di 8505 mq, di cui 3090 mq di proprietà comunale (agro marmifero) e 5415 mq come Beni Estimati. Ma dal catasto si ricava che tutta l'intera particella è di proprietà comunale al 1000 / 1000». Scattina dice che «nel catasto, oltretutto, non c'è nessun riferimento a frazionamenti e trasferimenti di proprietà. E' un problema di aggiornamento catastale o di discrepanza nella attribuzione della proprietà? Altro esempio, Cava 103, Calocara B, Foglio 33, Mappale 498, superficie totale, 6400 mq, di cui 6400 come Beni Estimati. Dal catasto viene fuori che in data 11 febbraio 1998, il Comune ha trasferito integralmente quest'area in proprietà a una ditta escavatrice autorizzata che ne ha il diritto al 1000/1000. Con quale atto il Comune ha effettuato questo passaggio di un bene del Demanio comunale a un privato? E se il bene era di proprietà del Comune come è potuto diventare Bene estimato, quasi 250 anni dopo il 1751? Oppure se era già Bene Estimato, perchè il Comune figura come cedente, dato che non ne era il proprietario? Sono solo due esempi, ma rappresentativi di una situazione molto più ampia, per cui occorre non solo che l'Amministrazione ne dia spiegazione, ma che faccia luce su tutti gli agri marmiferi interessati».
Secondo Scattina, sarebbe utile considerare « quanto suggeriva l'Avv. Cesare Piccioli, massimo esperto su questo argomento, nel 1956 nel suo saggio "Gli Agri Marmiferi del Comune di Carrara":. . . “La loro consistenza si ottiene riferendosi al catasto particellare geometrico di Maria Beatrice D'Este del 1823, corredato di ottime mappe in scala 1: 2000 e 1 : 4000, dove vennero iscritte le proprietà del Comune e le cave concesse a livello. La sovrapposizione delle mappe del 1823, a quelle attuali, permette di identificare gli odierni mappali derivanti da Agri Comunali”. Il Comune può risolvere il problema confrontando i dati in suo possesso con le mappe del catasto particellare geometrico del 1823 presso l'Archivio di Stato a Massa», inoltre «in base all'editto del 30 maggio 1820, istitutivo del catasto, gli Agri Marmiferi del Comune sono stati intestati nel Catasto Prediale del 1923 al Comune di Carrara, che ne risulta a tutti gli effetti proprietario».
Secondo Scattina lo stabilire l’effettiva dimensione dei beni estimati, sarà utile anche ai fini Imu. «Pertanto chiedo al Comune che si facciano accertamenti seri».
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