Sicurezza
Stanza rosa contro il nero delle violenze
Inaugurata all’ospedale di Sarzana la struttura che aiuterà a raccogliere le denunce delle donne maltrattate in famiglia
SARZANA. «Dottore, sono caduta dalle scale e ho battuto una spalla e mi sono incrinata le costole».
Questa è una delle frasi-tipo, per così dire, che ricorrono, spesso e purtroppo, nelle sale dei pronto soccorso e che vengono raccolte da sanitari che fanno finta di crederci, ben sapendo, data la loro esperienza, che quei lividi, quelle lussazioni, o peggio, quelle fratture, altro non sono che il “frutto” di botte date a casaccio da parte di mariti, compagni o conviventi, alle rispettive donne.
Atti di violenza gratuita e vigliacca che sfociano a seguito di litigi magari per futili motivi, o comunque ingiustificabili per cotanta ferocia.
Atti di violenza che le malcapitate donne spesso si rifiutano di denunciare, arrivando perfino a trovare scuse che, al cospetto di un medico o di un infermiere, proprio non stanno in piedi.
Adesso però c’è un formidabile deterrente per tutto questo: si chiama “Stanza codice rosa” ed è in funzione presso il pronto soccorso dell’ospedale San Bartolomeo. Un locale tranquillo e anonimo, vicino e allo stesso tempo distante dall’andirivieni che caratterizza questo tipo di reparto, da sempre considerato la prima linea della sanità. Una stanza in cui vengono dirottate le vittime di soprusi e violenze fisiche e morali, molto spesso consumate tra le mura domestiche, magari in case dove non ci sono “scale da cadere”.
Ieri mattina, la stanza in questione è stata ufficialmente inaugurata, anche se, bisogna precisarlo, è in funzione dallo scorso marzo. Si tratta di un bel locale luminoso e ammobiliato in stile accattivante e che non fa pensare di essere all’interno di un ospedale e, ancor meno, dal movimentato pronto soccorso da cui sono transitate le donne.
Alla sintetica cerimonia hanno presenziato sanitari, forze dell’ordine e membri dell’associazione Vittoria, ideatrice dell’iniziativa, i cui volontari affiancano il lavoro di medici e infermieri, dal lato dell’assistenza psicologica e, quando capita, per raccogliere informazioni-confessioni di prima mano.
Il dottor Raffaele Staffiere, primario del pronto soccorso, assieme al collega Luca Parenti, responsabile del “Codice rosa”, alla dottoressa Decia Carlucci, direttore sanitario e a Gianfranco Mazzotta, primario pronto soccorso della Spezia, ha condotto la presentazione dell’iniziativa, coadiuvato da Daniela Delucchi, presidente Associazione Vittoria.
Presenti anche esponenti delle amministrazioni comunali di Sarzana e Ameglia: Elisabetta Ravecca, vice sindaco di Sarzana con gli assessori Beatrice Casini e Daniele Castagna, oltre a Federica Mazzi, assessore di Ameglia.
Per le forze dell’ordine erano presenti il maggiore Pasquale Montemurro e il capitano Silvestri, rispettivamente comandanti reparto operativo di Spezia e compagnia carabinieri Sarzana, oltre al dirigente del commissariato Polizia di Stato di Sarzana, Gianluca Fargnoli.
Ma cosa accade all’interno della “Stanza codice rosa”?
Come spiegato da sanitari, forze dell’ordine e volontari, quando al pronto soccorso arrivano casi chiaramente di violenza, sia essa fisica, sessule o psicologica, scatta la procedura: dopo aver ricevuto le prime cure mediche, la vittima viene accompagnata nell’anonimo e confortevole locale dove sanitari e volontarie dell’Associazione Vittoria raccolgono le sue dichiarazioni, aiutandola a spezzare il muro di paure, omertà e silenzio. Poi entrano in funzione le forze dell’ordine che, con personale preparato a tale compito, si occuperanno dei violenti che picchiano donne all’interno delle mura domestiche, o si rendono autori di casi di stalking (o mobbing dato che sono stati trattati casi di violenza psicologica negli ambienti di lavoro).
Un percorso comunque per tutti delicato, ma utilissimo ad arginare ogni tipo di violenza.
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