Italia
Ruba alcuni cellulari per gelosia
I telefonini erano del compagno della moglie: voleva vedere gli sms tra di loro
MASSA. Effetti collaterali della gelosia. Lui non sta più con la compagna (da cui ha avuto una figlia), ma quella donna non vuole perderla. È gelosissimo e non può accettare l’idea che lei frequenti un altro uomo.
Così quando sospetta che la sua ex abbia iniziato una relazione, va su tutte le furie. E cerca in ogni modo la conferma di un rapporto sentimentale tra la donna e il nuovo compagno. E quale miglior prova di sms e telefonate? Il suo obbiettivo, quindi, è impossessarsi dei telefoni dei due. E ce la fa. Ma paga le conseguenze del suo gesto e si ritrova a processo con l’accusa di furto e minacce: ieri, la sentenza e la condanna a 4 mesi. I fatti risalgono al gennaio del 2011 quando l’uomo si precipita in una casa di Marina dove sa di trovare l’ex compagna e il suo nuovo uomo. Arriva e i suoi toni - così emerge dal dibattimento - non sono affatto pacati: vuole leggere i messaggi che si inviano, pretende i telefoni. Il clima si fa caldo tanto che la ex chiede l’intervento dei parenti perché teme che la situazione degeneri.
Ma lui ce la fa: riesce - neanche in aula si capisce come - a portarsi via alcuni cellulari dell’ uomo che considera la nuova fiamma della compagna. Ma non si accontenta: dà in escandescenza, nell’arco di un’ora, per riportarlo alla calma, arrivano 4 pattuglie: carabinieri, polizia, finanza. Si oppone con forza alla perquisizione (è a processo, in un altro procedimento, per resistenza a pubblico ufficiale). Ha nascosto tre cellulari in un marsupio e uno in un calzino: i carabinieri li trovano. L’uomo a cui li ha sottratti lo denuncia per furto. A cui si aggiunge la minaccia perchè di fronte alla richiesta di restituzione avrebbe - secondo l’accusa - brandito una bottiglia di vetro.
La difesa dell’imputato (avvocato Valter Mattarocci) ribadisce in aula che l’uomo ha reagito di fronte a chi negava l’evidenza, escludeva l’esistenza di una relazione con la sua ex. Il pubblico ministero, al termine della requisitoria, chiede 1 anno e sei mesi. Il giudice monocratico Fabrizio Garofalo pronuncia una condanna a 4 mesi.
(c.s.)
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