Sicurezza
La difesa gioca la carta del disturbo psichico
La patologia di cui soffre l’imputato si chiama displasia venosa. E potrebbe richiedere una perizia
MASSA. Andrea Mazzi è stato anche interrogato dal suo difensore, Enzo Frediani. Di diverso tenore le domande dell’avvocato, ovviamente. È lo stato di salute dell’imputato che il legale ha voluto evidenziare al collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati: «Ho avuto spesso degli scatti d’ira - ha detto il giovane su richiesta di Frediani -, talmente violenti che i miei genitori mi hanno portato dal medico. Prima di quel consulto e della cura che ho seguito per diversi mesi non mi riuscivo a controllare e quando mi alteravo non avevo freni. Sono andato all’ospedale di Massa, dove mi hanno prescritto delle gocce e mi hanno consigliato una visita psichiatrica. È stato il dottor Chimenti a seguirmi nel 2012, adesso c’è il medico del carcere che mi sta dietro. La situazione è migliorata anche se ho crisi dovute all’ipertensione». La patologia di Mazzi si chiama displasia venosa dell’emisfero destro - diagnosticata a Cisanello - e potrebbe aprire le porte a una perizia che se confermasse quanto sostengono i legali del giovane (oltre a Frediani lo assiste anche la collega Elena Tongiani) alleggerirebbe la posizione dell’omicida. O almeno è la speranza della difesa.
Il pubblico ministero Soffio, a proposito della facilità con cui perde il controllo gli ha chiesto dei rapporti con l’ex fidanzata. Annina Patrini in aula ha raccontato di una lite finita con una testata che l’aveva mandata all’ospedale: «Avevamo discusso e lui si era arrabbiato, non era una cosa seria ma mi ha dato una spinta e poi una testata. Sono finita al pronto soccorso, ma siccome non avevo nulla di rotto sono tornata a casa. Non l’ho denunciato». Patrini aveva fornito un altro elemento utile per quello che sarà il futuro del suo ex fidanzato: «Andrea soffriva di una displasia venosa e lo avevo portato io stessa all’ospedale Cisanello di Pisa, i medici gli avevano prescritto dei farmaci che doveva prendere tutti i giorni». Saranno i medici indicati come testi dalla difesa a spiegare cosa può aver comportato la displasia venosa in quella maledetta notte di Natale del 2013.
Mazzi poi ha raccontato un particolare di quella notte per difendersi: «Chi mi fronteggiava aveva le pupille dilatate. Era alterato». Come ha detto il medico legale Maurizio Ratti quando ha spiegato le due autopsie al collegio.
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