Il Tirreno

In ferie in Thailandia senza autorizzazione Licenziato autista Atn

In ferie in Thailandia senza autorizzazione Licenziato autista Atn

Ma il lavoratore non si arrende e fa ricorso in Appello: nessuno stop scritto e poi sono stato assente solo 5 giorni

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MASSA. Va in ferie senza l’autorizzazione dell’azienda. Torna e, un mese dopo, viene licenziato in tronco. È costato davvero troppo a Sauro Buttini, autista dell’Atn (ex Cat, ora Ctt) il viaggio in Thailandia fatto durante le vacanze di Natale del 2013: è costato il posto di lavoro e una lunga e costosa battaglia legale non ancora finita.

Buttini, 39 anni, residente a Massa, non è uno scansafatiche: è uno che al lavoro c’è (ci era?)attaccato, vicino al sindacato Faisa Cisal, più volte aveva denunciato pubblicamente le pessime condizioni del mezzi dell’azienda di traporto pubblico. E giura di essere nel giusto: lui - racconta - le ferie le aveva chieste e Atn non gli aveva mai comunicato per iscritto che non poteva farle. Solo una comunicazione verbale, che a suo avviso non era valida, aveva ricevuto. I giudici, per ora, non gli hanno dato ragione: il tribunale di Massa, prima con un’ordinanza del giudice Augusto Lama; poi con una sentenza della giudice Erminia Agostini hanno detto, in sostanza, che il licenziamento è valido: è un provvedimento adottato “per giusta causa”, il venir meno del rapporto di fiducia con l’azienda di un lavoratore che si assenta senza autorizzazione dal posto di lavoro.

Ma Buttini non si arrende Quel licenziamento che gli ha sconvolto la vita lo ritiene ingiusto, perché, giura, in ferie ci è andato in buona fede, cioè convinto che Atn non gli avesse bloccato le ferie. Così, assistito dall’avvocato Massimo Paradisi, ha presentato ricorso – reclamo si chiama nelle cause di lavoro– alla Corte di Appello di Genova. In primo luogo, sostiene l’avvocato Paradisi, Atn ha commesso un errore nella lettera di addebito inviata all’autista: l’azienda sostiene che Buttini è stato assente per sei giorni consecutivi. La sua difesa, invece, rileva che i giorni di assenza sono stati soltanto 5, perchè il 26 dicembre è da escludere dal computo in quanto giorno festivo. Basterebbe questo, sostiene la difesa, a rendere illegittimo il provvedimento di licenziamento. Perché quel giorno di Santo Stefano, i lavoratori sono a casa e vengono chiamato in servizio soltanto su espresso comando dell’azienda, un ordine di servizio, cioè che Buttini non ha mai ricevuto

Ma c’è dell’altro: Buttini, dopo le ferie, torna al lavoro come se nulla fosse e soltanto il 31 gennaio, 23 giorni dopo il “caso” gli viene notificata la lettera di sospensione in cui si parla del “venir meno del rapporto di fiducia”.

Ma se per un così lungo tempo – argomenta l’avvocato Paradisi – Buttini è stato impiegato in servizio con regolarità, come se nulla fosse accaduto, ciò ha indotto nel lavoratore la convinzione che non ci sarebbero state conseguenze pesanti come il licenziamento. Invece, ecco la lettera che tronca il rapporto di lavoro.

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di Redazione web