Il Tirreno

Il DISASTRO

di Alessandra Vivoli
Il DISASTRO

MASSA. L’odore, acre, si sente ancora. Sono passate quasi dieci ore dal rogo che ha devastato le aziende della ex Dalmine, e dentro i capannoni c’è ancora fumo. «Sono le braci che continuano a...

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MASSA. L’odore, acre, si sente ancora. Sono passate quasi dieci ore dal rogo che ha devastato le aziende della ex Dalmine, e dentro i capannoni c’è ancora fumo. «Sono le braci che continuano a bruciare»: dicono alcuni operai che, insieme ai datori di lavoro e ai vigili del fuoco hanno passato qui la notte, davanti alle loro aziende che andavano a fuoco.

Lo scenario è quello di una zona industriale colpita al cuore. E lo sgomento si legge proprio sui volti stanchi di chi è in piedi da una notte intera.

«Siamo in ginocchio»: ripete Claudio Corsi della Carpenteria Corsi, una delle eccellenze apuane che ricopre un mercato specialistico e di nicchia: la produzione di componentistica per raffinerie petrolifere. È la stessa azienda che ha sede anche nello spezzino e che anni fa aveva presentato l’offerta per rilevare i Nuovi Cantieri Apuania, passati poi al gruppo di Giovanni Costantino.

«Ci hanno avvisato intorno all’una alcuni nostri operai che erano qui in azienda, per la manutenzione - racconta Claudio Corsi - hanno sentito un colpo e sono usciti dal capannone per vedere cosa fosse successo: c’erano le fiamme alte venti metri, fin sopra il tetto».

Claudio Corsi e il padre si sono precipitati alla ex Dalmine: il loro capannone era avvolto dalle fiamme. La copertura del tetto è completamente saltata.

«Il problema adesso è che dobbiamo terminare alcuni lavori, importantissimi e non siamo in grado di farlo qui in azienda, in queste condizioni» spiega Corsi indicando quello che sembra un grosso siluro dentro al capannone. «Non si può neppure fotografare - dice - è uno scambiatore di calore da installare nel cuore di un impianto petrolchimico in India. È una commessa per un importante cliente francese che dobbiamo consegnare entro agosto. È anche difficile spostarlo nella nostra azienda della Spezia: pesa infatti 400 tonnellate e per ragioni logistiche avevamo preventivato di terminare qui il lavoro. Accanto c’è un compressore Siemens da collaudare: anche per questo ci saranno dei problemi». Perché l’azienda Corsi non può permettersi di fermarsi. Perché in gioco c’è il lavoro degli operai, ci sono le maxi commesse e una fascia di mercato prestigiosa.

«Siamo in ginocchio- ripete Corsi - perché ora ci dovremmo fermare e anche la gente che lavora per noi». E la disperazione nel volto dei datori di lavoro è la stessa che si legge negli occhi degli operai, seduti sul muretto, davanti ai capannoni semi distrutti dal fuoco.

Accanto al capannone della Carpenteria Corsi c’è quello della Prometec, l’azienda dell’ex sindaco di Massa Roberto Pucci. Le fiamme qui hanno danneggiato solo una parte di un capannone.

«Ci hanno chiamato dalla polizia privata perché dalle telecamere si sono accorti che stava succedendo qualcosa - racconta Roberto Pucci - Io e mia figlia ci siamo precipitati qui ed era l’inferno».

«Le fiamme - prosegue - avevano raggiunto anche uno dei nostri capannoni: abbiamo dato l’allarme perché in quel momento erano tutti concentrati sul rogo principale, avrebbe potuto essere distrutto anche il nostro».

Pucci ha passato la notte davanti al portone della sua azienda. Una lunga veglia che, almeno per quel che riguarda la Prometec ha evitato che i danni fossero ancora più ingenti. Il bilancio, ad oggi, è di un capannone inagibile e lo resterà per un po’ di tempo.

La devastazione più grossa è quella del cantiere Cupini. Qui è tutto annerito, tutto distrutto. Le fiamme non hanno lasciato scampo a nulla.

Alla fine della mattinata di domenica davanti alla porta sradicata del cantiere da qui è partito l’incendio non c’era nessuno, solo i vigili del fuoco ancora al lavoro.

«Sono stati qui tutta la notte - dicono alcuni degli operai che di andare via invece non ne vogliono sapere - sono distrutti: della loro azienda non esiste più nulla».

Non aggiungono altro e le ultime fasi del duro lavoro dei vigili del fuoco vengono seguite in silenzio. Sotto un sole estivo che rende ancora più vivida la devastazione che hanno provocato le fiamme. Quelle fiamme che hanno squarciato la notte di Massa e messo in ginocchio uno dei comparti produttivi più importanti del territorio. Quello delle aziende, dei cantieri dell’intero polo produttivo della ex Dalmine. Qui, nel cuore pulsante dell’industria, da oggi comincerà la conta dei danni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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