Il Tirreno

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«Il coltello non è mio»: Mazzi va all’attacco

Danilo D'Anna
Andrea  Mazzi
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Andrea Mazzi

Il ragazzo accusato di aver ucciso Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria parla: «Mi hanno ferito e in terra ho trovato il pugnale. Ma non so di chi sia»

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MASSA.«Il coltello non era mio, l’ho trovato in terra e l’ho preso durante la rissa. Io ero intervenuto per salvare Adil Amroui perché c’erano tre ragazzi che lo minacciavano e sono stato coinvolto nel parapiglia. Mi sono alzato mostrando la lama e le persone che mi fronteggiavano si sono fermate, non ha fatto lo stesso Andrea Fruzzetti che da dietro mi ha aggredito montandomi sulle spalle e cercando di gettarmi in terra; anche gli altri a quel punto si sono avventati su di me e io per paura ho cominciato a smanacciare con le mani (testuale, ndr) e purtroppo ho colpito Fruzzetti. Poi ho un lungo vuoto di memoria, non ricordo più nulla di quella notte. Nemmeno quando ho colpito Baria». La notte è quella tra il 24 e il 25 dicembre del 2013 e a parlare è l’imputato, Andrea Mazzi. Mentre risponde alle domande del sostituto procuratore Rossella Soffio viene interrotto soltanto dalle mamme delle vittime: quella di Fruzzetti alle smanacciate replica con un «gli hai dato tre coltellate», quella di Baria all’ennesimo non ricordo ha lasciato l’aula dicendo «è una vergogna sentirlo parlare». Udienza difficile quella di ieri in corte di assise, un po’ per tutti quelli che erano in aula. Ma importante, perché si gioca tutto qui e Mazzi lo sapeva.

Il coltello. La ricostruzione dell’imputato che rischia l’ergastolo non è lineare, ha parecchie falle. Però emotivamente non era facile per il ragazzo rivivere quei momenti che gli hanno - comunque vada il processo - stravolto la vita. Si parte dal coltello e il pm Soffio gli chiede se era suo. Mazzi risponde di no, di averlo fatto ritrovare lui ai carabinieri ma di averlo «trovato in terra». Aggiungendo: «Mi hanno ferito alla mano e poi deve essere caduto. Io l’ho trovato per caso, mentre mi stavo rialzando». Il sostituto procuratore ha definito la manovra un’acrobazia e l’imputato allora ha spiegato meglio: «Nessuna acrobazia, stavo spingendo sulle gambe per tornare in posizione eretta».

Bande o gruppi? L’accusa ha chiesto a Mazzi di dire se faceva parte di gruppi. «Gruppo di amici sì, altro non so», ha detto. Niente banda dei Poggi e neppure banda di Castagnara: «Gruppi di amici, noi ci ritrovavamo al campetto e passavano le serate a chiacchierare». Andrea Mazzi è stato attento a non puntualizzare con precisione il rapporto che c’era tra lui e Adil Amroui e tra lui e Giacomo Pucci: un po’ più di conoscenti, un po’ meno di amici fraterni. «Andavo a fare delle bevute sia con Adil sia con Giacomo, ma non avevamo una frequentazione assidua. Io lavoravo e avevo una fidanzata, non potevo sentirli tutti i giorni».

Le vittime. L’imputato ha detto di non conoscere Andrea Fruzzetti, suo Fratello Alessandro e il cugino Manuel: «Ho fatto le scuole in Lunigiana. Soltanto in un secondo momento ho capito chi erano. Ma non avevo nulla contro di loro». Mazzi ha smentito che la sua rabbia fosse legata a un episodio che coinvolgeva Andrea Fruzzetti e Denis Raffo, amico di Amroui: «È un episodio accaduto nel 2008 (Fruzzetti spaccò un bicchiere in faccia a Raffo in una colluttazione, entrambi erano minorenni), non avevo nulla contro Andrea quella sera. C’è stata una rissa, ho trovato quel coltello in terra e purtroppo ho perso la testa».

I messaggi su Facebook. Un altro punto importante toccato durante l’interrogatorio del duplice omicida è stato quello riguardante i messaggi Facebook. Da uno di questi l’accusa ricava la premeditazione: “Tutti quelli che finiscono in ino piangeranno. Infami”, scriveva sul suo profilo Mazzi ventiquattro ore prima che i corpi di Fruzzetti (detto Fruzzettino) e Baria giacessero in via Beatrice senza vita: «Ma io mi riferivo al mio amico Gino, milanista, perché l’Inter, la mia squadra, aveva vinto il derby».
 

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