Il Tirreno

Palazzo Andrei apre alle associazioni

di Manuela D’Angelo
Palazzo Andrei apre alle associazioni

La parrocchia ha ultimato il restauro e mette a disposizione alcune stanze: «Servono progetti per aggregare i giovani»

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MASSA. Borgo del Ponte, storico quartiere del centro, 6000 parrocchiani, ha festeggiato S. Luigi come fa ogni estate, con la processione, la preghiera e le strade invase dal limoncino fatto in casa dalle famiglie, ma quest’anno anche con una grande sorpresa: la fine dei lavori a palazzo Andrei, efficace esempio della collaborazione tra pubblico e privato, oggi pronto a diventare luogo di aggregazione per tanti giovani e strumento operativo per le associazioni del territorio. Tutto nasce dalla sensibilità, e creatività di Don Lorenzo Corradini, parroco di Borgo del Ponte: «Ce l’abbiamo fatta- dice- i lavori sono venuti molto bene, invito tutti a vederli; mi si chiede di parlare sempre di soldi, ed è giusto perché lo sforzo è stato tanto, ma credo che la vera sfida non sia stata tanto la spesa, ma sia adesso la gestione dei nuovi spazi che abbiamo ristrutturato».

Che storia ha palazzo Andrei? «Fu donato dalla famiglia Andrei alla parrocchia di Borgo del Ponte negli anni 30; un intero piano fu destinato agli appartamenti dei parroci, attraversò una guerra e non ci fu mai messo mano. Anche i soldi di quello che chiamo il boom economico non furono investiti nel palazzo: don Anselmo, mio predecessore fece costruire l’asilo, decisione per la quale ancora oggi lo ringraziamo. Fatto sta che palazzo Andrei cadde in rovina».

Poi arrivarono i soldi Piuss «Sì e non solo. I lavori sono costati in tutto 1 milione di euro, una parte derivanti dall’8x1000 e 250 mila messi dalla parrocchia, che accese un mutuo da 25 mila euro l’anno, che pagheremo fino alla notte dei tempi probabilmente. I lavori furono subappaltati a ditte locali, su nostra specifica richiesta e così la ricaduta economica fu tutta sul territorio. Era molto bello, vedevo lavorare solo famiglie pontesi e massesi».

Non ci sono mai stati intoppi? «Bé, la Curia dovette anticipare tutti i soldi della regione, altrimenti le ditte sarebbero fallite e il progetto sarebbe deragliato; qualche ritardo nei lavori, che dovevano finire mesi fa, poi venne il terremoto del 2012, che rese inagibili tutte e due le nostre chiese, S. Lucia, ancora chiusa e S. Martino, che riuscimmo a recuperare grazie ai soldi della parrocchia e alla Cassa di risparmio di Carrara; ricordo ci frugammo tutti nelle tasche per trovare quei 30 mila euro necessari a riaprire la chiesa; anche per questo il progetto Piuss passò in secondo piano. Ma mi piace guardare avanti».

Che lavori sono stati fatti? «Otto stanze completamente ristrutturate dove prima viveva il parroco, la cui abitazione è stata spostata nella mansarda; una cucina, due salotti e l’ascensore privo di barriere architettoniche».

Cosa dovrebbe accadere adesso? «Il nostro sogno ed obiettivo è quello di far rivivere la comunità attorno alla parrocchia; far rifiorire il territorio e rimettere in moto l’economia. Queste stanze ora sono a disposizione. La parrocchia non chiederà affitto alle associazioni che vorranno utilizzarle; certamente però dovremo trovare la formula per gestire questi spazi, attraverso progetti sostenibili, che facciano bene alla cittadinanza. Insomma il rilancio reale di Borgo del Ponte verso il resto della città».

Qualche idea ce l’ha attorno a Borgo del Ponte?

«Bisogna far partire progetti che aggreghino giovani e diano spazio alle associazioni. Ad esempio ‘fare, insegnare e mettere in mostra’: ho centinaia di parrocchiani che sanno fare qualcosa, chi intaglia il legno, chi lavora il ferro, giovani che dipingono, creano fumetti. Il posto c’è, insegnate e poi mettete in mostra. Qualcuno pagherà per le vostre lezioni, forse, e qualcuno comprerà i vostri lavori. Vorrei anche inserire Borgo del Ponte all’interno di progetti per la via Francigena. Qui c’è stato il primo Ospitale medievale, nel 1092: vorrei recuperare spazi espositivi a S. Martino e legarli alla Francigena, che vorrebbe dire avvento di pellegrini, nascita di negozi e un indotto che vive di turismo religioso. Ho anche due pale di legno con angeli del Settecento, a grandezza naturale, che tengo nascoste in cantina e che dovrebbero essere restaurati; il progetto già c’è, vale 4800 euro. Cerchiamo un benefattore. Poi potremmo ingrandire il laboratorio di musica, nostra punta di diamante da sei anni e c’è l’oratorio, sotto l’asilo, che sono disposto a dare ai giovani, di cui mi fido, per renderlo uno spazio loro. Mi piace chiamarla fede creativa».

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