Il Tirreno

L’imputato insulta e minaccia il pm in aula

L’imputato insulta e minaccia il pm in aula

Il giovane se l’è presa con il magistrato Rossella Soffio alla fine dell’udienza del gup sulla rissa al Cinquale

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MASSA. Si è avvicinato al pubblico ministero Rossella Soffio e l’ha prima insultata e poi minacciata. Nell’aula del tribunale dove si era appena tenuta, a porte chiuse, l’udienza preliminare sulla rissa avvenuta in piazza De Andrè al Cinquale, l’episodio che secondo gli inquirenti ha scatenato la guerra tra bande che ha insanguinato Massa per svariati mesi. Un gesto che potrebbe costare caro a Mattia Ricci, uno dei giovani che era appena stato giudicato dal gup. E che tra l’altro come pena aveva ricevuto una sanzione di duecento euro, dato che il suo era un ruolo decisamente marginale. Alla scena hanno assistito un po’ tutti: il giudice Antonia Aracri, gli avvocati che difendevano i dieci imputati e un agente della squadra mobile, Oreste Vietina. Uno degli angeli custodi del pubblico ministero, sotto scorta per l’inchiesta sulle bande. Vietina si è buttato su Ricci e lo ha fermato un attimo prima che si avvicinasse al magistrato. Una scena violenta, che ha sconvolto tutti i presenti anche perché si è consumata in una manciata di secondi.

Sull’aggressione alla Soffio, durante l’esercizio delle sue funzioni, è già stato aperto un fascicolo che verrà inviato alla procura di Torino, competente quando si tratta di reati che coinvolgono magistrati del distretto di Genova. La relazione sull’accaduto è pronta, quindi al massimo domani o martedì sarà nel capoluogo piemontese. Il procuratore capo Aldo Giubilaro conferma ma non va oltre: «Il fatto è grave, la collega è stata minacciata mentre stava esercitando la sua funzione. Non posso commentare perché c’è un’indagine in corso». Lapidario, ma comunque fermo nelle sue posizioni: «È un episodio grave».

Ricci rischia una condanna pesante. L’articolo 343 del codice penale, oltraggio a un magistrato in udienza, prevede una pena che va dai due ai cinque anni. Che aumenta se l’oltraggio viene commesso con minacce o violenza. Ed è questo che hanno scritto le forze dell’ordine e che hanno sentito i testimoni (un giudice, un agente e cinque o sei avvocati). Insomma non sarà semplice per Ricci difendersi dalle accuse.

E pensare che il gup Aracri gli aveva dato solo una sanzione di 200 euro per la rissa al Cinquale. Il giudice in quella sede ha deciso che quattro protagonisti della rissa di piazza De Andrè, dovranno difendersi a processo, il 6 ottobre: rinviato a giudizio Andrea Mazzi, già alla sbarra in corte d’assise, per il duplice omicidio di Natale (vittime Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria); a processo anche Adil Amroui che il gup Ermanno De Mattia ha già condannato a 10 anni per il concorso (anomalo) nell’omicidio di Andrea Fruzzetti. E rinvio a giudizio per Elisa Mazzi, sorella di Andrea, e Giacomo Pucci, condannato a 6 anni e sei mesi, in secondo grado, per un’altra puntata nella guerra tra bande: le coltellate al Baraonda.

Quattro indagati invece hanno chiesto e ottenuto il rito abbreviato: tre di loro (Franco Pucci, Marco Menchini e Alessandro Tonlazzerini) sono stati prosciolti. Le altre due persone finite snel registro degli indagati hanno scelto la strada del patteggiamento: 11 mesi per Andrea Bonuccelli e 1 anno e 4 mesi per Alessio Mazzi, il gemello di Andrea. Le accuse per tutti gli indagati erano rissa aggravata, lesioni personali volontarie gravissime, violenza a pubblico ufficiale, danneggiamento.

Danilo D’Anna

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