Gioco
dall’arte di Guadagnucci Inaugurazione oggi della mostra permanente del grande scultore
Il curatore Bertozzi: «Un giorno felice per tutta la città: era il sogno di Gigi»
MASSA. «Se esiste un luogo in cui la nostra anima vola, dopo essersi staccata dal corpo, allora Gigi ci guarderà da lì e dirà, certamente, che abbiamo sbagliato l’intero allestimento della mostra». Inizia con un ricordo dell’amico Massimo Bertozzi l’avventura del museo permanente di Gigi Guadagnucci, che verrà inaugurato questo pomeriggio alle 18 a villa Rinchiostra.
Bertozzi, curatore della permanente di Gigi, non ha nascosto una certa emozione nel veder realizzato, finalmente, il sogno di uno dei più grandi maestri del marmo, il concittadino Gigi Guadagnucci.
«Oggi sarà un giorno felice- dice Bertozzi- per tutta la città, ma soprattutto per Gigi, che sono certo parteciperà all’inaugurazione del suo museo, che era il suo grande sogno. Oggi realizziamo, grazie all’amministrazione comunale, alla famiglia Guadagnucci, e a tanti amici, il museo permanente delle sue opere più importanti. E non era scontato».
La storia del museo Guadagnucci si perde in 50 anni di vita artistica dello scultore, di cui 20 quelli che ci vollero per ristrutturare la villa e adibirla a museo: «Stette lontano da Massa da quando aveva 18 anni, fino al 1960- racconta Bertozzi-; abitò in Francia, fece la guerra nel 39 e visse la resistenza da francese; a Parigi frequentava artisti come Severini, Zoran Music, Yves Klein e Tunguely, ma al di là delle Alpi scalpitava qualcosa di frenetico; qua c’erano le cave, la materia prima, il marmo, che potevi veder nascere e crescere; lo potevi scegliere e lavorare come nessuno nel resto del mondo sapeva fare. Gigi tornò a Massa, Carrara e anche Pietrasanta, per respirare l’aria dei grandi maestri del marmo, che da quelle cave avevano tratto la loro magnificenza».
È qui che poi Guadagnucci coltivò il sogno di aprire un museo nella sua città, passaggio burrascoso e difficile. Ci provò al castello Malaspina, negli anni Novanta, dove fu installata la prima mostra antologica, con le opere provenienti da Parigi.
«Gigi avrebbe voluto che rimanessero lì- racconta Bertozzi- ma la difficoltà dell’allestimento di una intera mostra in un castello arroccato ci fece desistere»; poi nel 1997 il comune acquistò villa Rinchiostra e iniziò la sua ristrutturazione, pensando lì alla permanente di Guadagnucci.
Intanto Gigi continuava la sua produzione, con un occhio sempre attento alla sua città. Scolpì per la piazza di Castagnetola, quartiere in cui era nato, la fontana della Lavandaia, un tripudio di opulenza, simbolo di prosperità e maternità, che l’amministrazione comunale di Massa posizionò, erroneamente, davanti al cinema Astor, in centro storico, in balìa dei giovani che, oltre a soprannominarla “la puppona”, la deturparono, con scritte e graffiti.
Secondo la sorella di Gigi, Adelina Guadagnucci, come ha raccontato più volte, in quella lavandaia c’era il volto della madre e oggi la fontana, restaurata, può tornare visibile alla Rinchiostra, nel grande parco della villa, all’aperto. In mostra ci sono le opere più famose di Gigi, da Germination a Magnolia, le orchidee, le rose, i bassorilievi erotici, tutti degli anni 80, fino alle ultime produzioni, scolpite poco prima di morire. “Realizziamo il sogno di Guadagnucci- commenta l’assessore alla cultura del comune di Massa Mauro Fiori- ma non solo, anche quello di una intera cittadinanza. E questo progetto- continua- è così bello e così ben fatto che non potrà rimanere soltanto un museo; noi vorremmo diventasse un polo museale, cui aggiungere opere di artisti internazionali, che hanno fatto la storia dell’arte e che potrebbero affiancare il percorso di Guadagnucci. Per adesso ci godiamo una festa tanto attesa a Massa”
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