Il Tirreno

«Me a vai al let, ma tant a ’n dorm»

«Me a vai al let, ma tant a ’n dorm»

La lezione di Daniele Canali sulla Resistenza: allora Carrara era unita e viva

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Una lezione. Che è uscita dal tono didattico (che al prof in questione sta davvero stretto) ed è riuscita a parlare ai cuori. Una lezione di mezz’ora ascoltata in silenzio da tutto il consiglio comunale che, e questa è la nota dolente, non era affollato come nelle ultime sedute.

Daniele Canali ha parlato della Resistenza, della storia di Carrara, ricordata dalle parole dei protagonisti che questo “figlio di partigiano” come lui stesso si è definito, ha avuto il piacere di consocere: «Si sedevano a tavola, a casa mia e spesso mi dicevano, ti ricordi quella volta in montagna. E vaglielo a dire che io non c’ero, mi consideravano uno di loro».

Ha parlato dei partigiani che hanno contribuito a liberare, per ben due volte, la città di Carrara. Ma anche delle sue donne: «Di quelle donne forti che i figli non li tenevano sotto le gonnelle ma li mandavano a fare il proprio dovere. Anche a combattere se era necessario, anche a rischiare la vita».

E Canali ha parlato anche di chi la Resistenza l’ha vissuta con l’eroismo della quotidianità e con la verve apuana che, come lui stesso ha sottolineato: «Ora non abbiamo più, perché siamo diventati tristi e non si esce più nemmeno di casa. Nonostante abbiamo una città bellissima che colpisce tutti coloro che ci passano. Noi siamo diventati ciechi».

Ha parlato a braccio il professore e studioso della storia cittadina Daniele Canali. E ha ricordato uno dei nostri concittadini che venne costretto dai fascisti ad andare a casa, in piazza Duomo. «Aprì la finestra - ha raccontato Canali - e ha gridato: Me a vai al let, ma tant a’n dorm (Io vado a letto, ma non dormo».E sempre la finestra, quella del palazzo della Moretta, al centro di un altro episodio: quello del giovane partigiano che stavano cospargendo di miele e marmellata come rappresaglia.

«Una signora si affacciò gridando: cosa siete a fare, basta pover fant. Le spararano alle finestre, ma non ai suoi occhi e al suo cuore». Daniele Canali ha raccontato alcune belle pagine della storia di Carrara. E lo ha fatto con garbo, con sentimento. «La cosa che mi ha colpito, dai racconti di chi quei periodi li ha vissuti è che, nonostante la guerra, nonostante la paura, uscivano sempre. Erano fuori, mi dicevano che andavano avanti e indietro, andavano a ballare, la volevano vivere quella vita così complicata».

Dal prof poi un cenno al presente: «A una libertà fondamentale che deve però essere esercitata con la democrazia - ha ribadito - la stessa che si esercita in questa sala progettata dall’architetto Petrucci come protesa verso la piazza , non chiusa in un bunker. Questa è la mia idea di libertà: perchè io indietro non ci torno».

L’intervento di Daniele Canali è stato salutato da un lunghissimo applauso. Un altro mometno di commozione. Uno dei tanti nel consiglio della non festa.

(a.v.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa