La manifestazione
Arci e Cgil: migranti, la gestione va cambiata
Chiesta la possibilità di usare meglio i fondi per l’accoglienza e fare chiarezza sul numero degli ospiti
MASSA. Nessuno degli oltre 300 migranti, transitati da Massa Carrara tra il 2014 e i primi mesi del 2015, ha la Tbc e quelli attualmente ospitati sul territorio, 169 in tutto, non hanno problemi di salute, bensì di accoglienza.
Emerge questo da un primo focus sulla situazione dei profughi, tracciato da Cgil Massa Carrara, Arci e Accademia della Pace, che oggi chiedono la possibilità di gestire meglio i fondi per l’accoglienza dei migranti: una richiesta tutt’altro che semplice, visto che dovrebbe passare per il cambiamento di una legge nazionale, ma secondo loro fattibile.
Intanto si fa un po’ di chiarezza sui numeri che, secondo Matteo Bartolini presidente di Arci e Paolo Gozzani segretario confederale Cgil, non meritano l’allarmismo creato in questi mesi: 169, come detto, i profughi presenti su tutto il territorio provinciale, secondo gli uffici della Prefettura; 198 i posti stabiliti, qualche mese fa, come ripartizione regionale per l’accoglienza ai profughi, ma che non rappresentano un tetto limite; 33 profughi sono ospitati a Casa Faci, 38 alla Rsa Michelangelo di Aulla, 21 al seminario vescovile di Pontremoli, 17 a Montignoso, distribuiti fra due strutture, 15 alla cooperativa Il Pungiglione di Mulazzo, 6 a Fosdinovo, 12 al campeggio Edera di Marina di Massa.
La Prefettura, come tutte le prefetture d’Italia, ha rintracciato queste strutture tramite bandi di gara, con la formula del ribasso, e i migranti finiscono in alberghi o pensioni “dimenticati” per anni.
«Abbiamo molti esempi - dice Bartolini - di giovani che vengono parcheggiati in questi hotel, dove l’unico servizio è il vitto e l’alloggio, senza alcuna possibilità di integrazione e senza ricevere il permesso di soggiorno, anche per un anno e mezzo; per questo poi scappano e cercano vie d’uscite alternative al loro sopravvivere. Noi vorremmo che le istituzioni locali tornassero partecipi dell’accoglienza e che venissero utilizzati i fondi Sprar per tutti i migranti in arrivo».
Arci e Cgil descrivono la situazione paradossale che si è venuta a creare in Italia, dopo l’ultima ondata di sbarchi: «Dallo stesso Ministero - dice Bartolini - partono i fondi per l’emergenza attuale, quelli da dare ai prefetti per l’accoglienza nelle strutture alberghiere, e partono anche quelli Sprar ovvero per i progetti degli Enti locali destinati all'accoglienza integrata, che è molto più efficace e che fa risparmiare soldi allo Stato».
In provincia, Arci e Società della Salute Lunigiana si sono aggiudicati fondi per uno di questi progetti di accoglienza, occupandosi di 20 migranti alla volta (50 in tutto quelli passati dalla provincia) che vengono divisi in appartamenti nei Comuni di Villafranca, Bagnone, Tresana e Licciana Nardi, senza creare ghetti; viene insegnato l’italiano, vengono dati soldi al mese da gestire per farsi la spesa, comprarsi il vestiario; imparano a cucinare quello che vogliono, così non sprecano cibo e possono socializzare; molti di loro dopo sei mesi ottengono un permesso lavorativo e iniziano una attività, per poi uscire dal programma e non pesare più sulle casse pubbliche.
«Il pericolo dei bandi attuali - continua Paolo Gozzani - è quello di incappare in soggetti cui non interessa nulla dell’integrazione, ma solo del profitto; noi dobbiamo promuovere un altro tipo di percorso perché i servizi in strutture alberghiere sono solo una forma di controllo sbagliata che rischia di arricchire qualcuno ai danni dei profughi».
Cgil e Arci si preparano alla manifestazione nazionale in programma domenica prossima a Roma.
Intanto l’Accademia della Pace organizza per venerdì prossimo, 19 giugno alle 21 a Villa Rinchiostra un dibattito da titolo “Guerre contemporanee e migrazioni, tra disinformazione, pregiudizio e paura”, cui parteciperanno il prof Dal lago, docente di sociologia all’Università di Genova e Paolo Busoni esperto di storia militare e collaboratore di Emergency.
Manuela D’Angelo
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