Il dolore
Acquista collane e anelli con un assegno scoperto
Dopo il colpo l’anziana gioielliera ha deciso di chiudere il negozio per sempre La cliente, una giostraia di origine sinti, adesso è a processo per truffa
MASSA. Aveva indossato un abito elegante e così avevano fatto le sue due amiche. Volevano fare una bella impressione alla titolare della gioielleria, la signora Balloni, perché dovevano acquistare bracciali, collane e anelli d’oro per un valore di undicimila euro. Una truffa in realtà, perché il pagamento era legato a un assegno scoperto. La gioielliera se ne è accorta in un secondo momento, però. Quando ormai aveva consegnato la merce. Ha fatto denuncia e Alessia Gomez, nomade quarantenne appartenente a una famiglia sinti di giostrai, è stata prima indagata e poi rinviata a giudizio. E il processo è iniziato.
La titolare del negozio, una settantaduenne, si è costituita parte civile e a curare i suoi interessi è l’avvocato Sara Caleo. Chiede anche i danni morali perché a causa di quella truffa la donna ha chiuso la sua attività commerciale. Già gli affari non andavano bene e lei si sentiva stanca e aveva voglia di mollare tutto: quando ha capito che era stata raggirata come una principiante lo ha fatto. In realtà quelle tre erano state decisamente scaltre, l’avevano messa in mezzo la negoziante e lei aveva creduto alle loro parole: dovevano fare un regalo a una coppia che si stava per sposare e siccome erano molto facoltosi volevano stupirli con qualcosa di indimenticabile. E i gioielli scelti erano davvero di prim’ordine: soprattutto un solitario con un brillante davvero enorme. Alla fine il conto era venuto undicimila euro, con un grosso sconto. Al momento di pagare la donna finita sul banco degli imputati tira fuori il blocchetto degli assegni e dice di voler pagare con quello. Nessun problema per la titolare della gioielleria che si fa convincere dalla storiella che le raccontano: in pratica quei soldi che voleva utilizzare per acquistare i monili provenivano da una compravendita di un immobile che aveva ereditato. «Dopo questo affare ne faremo degli altri, voglio comprare altri gioielli per me. Verrò presto». L’anziana credeva di aver trovato una cliente d’oro, è proprio il caso di dirlo, invece è bastato andare in banca per capire che era soltanto una truffatrice: quell’assegno era scoperto e la somma quindi non poteva incassarla. La giostraia però aveva dato il suo indirizzo e così è stata individuata subito. Anche se adesso dice che non voleva raggirare la negoziante. La prossima udienza si terrà il 12 novembre davanti al giudice Alessandro Trinci.
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