Il Tirreno

Truffa da due milioni all’Inps, ecco come funzionava il sistema

di Chiara Sillicani
Truffa da due milioni all’Inps, ecco come funzionava il sistema

La Procura chiude due filoni di indagini su pensioni e indennità riconosciute a chi non ne aveva diritto Iscritte nel registro 25 persone: secondo il pm a tirare le fila era un dipendente, già a processo

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CARRARA. La Procura non allenta la presa: un processo già in corso, due filoni di indagine chiusi, 25 avvisi di garanzia. E ipotesi di reato pesanti, dal falso al peculato, alla ricettazione. Una mega truffa ai danni dell’Inps di cui - ipotizza il pubblico ministero - tira le fila Alcide Benedetti, 64 anni, all’epoca dei fatti dipendente dell’istituto di previdenza (ora pensionato). Per un pezzetto di quella supposta truffa Benedetti alla sbarra già c’è, di fronte ai giudici Fabrizio Garofalo, Sara Farini ed Elisabetta Congiusta. Secondo l’accusa, attraverso il software dell’Inps, ha modificato le posizioni previdenziali di figlia e compagna garantendo alla prima una indennità di disoccupazione e un importante trattamento di fine rapporto alla seconda (una volta andata in pensione). A processo la figlia non c’è: ha patteggiato un anno e 2 mesi con sospensione della pena. C’è, invece la compagna Gabriella Passarelli, deve rispondere dell’accusa di ricettazione. A Benedetti il pubblico ministero, il procuratore capo Aldo Giubilaro, contesta il reato di falso per aver modificato le posizioni contributive e il peculato per aver distratto i soldi dell’istituto.

I fatti oggetto del processo rappresentano, però, solo una parte di quelli contestati dall’accusa. La vicenda emerge a seguito della segnalazione di una ditta: si accorge che una signora - mai vista e conosciuta - risulta un’ex dipendente, poi licenziata. L’azienda chiede chiarimenti all’Inps, l’istituto fa una serie di accertamenti ed evidenzia alcuni interventi sulle posizioni contributive della figlia e della compagna di un dipendente, Alcide Benedetti, appunto. Per una cifra complessiva di 65.000 euro. E su quell’importo verte oggi il processo.

Ma le prime verifiche mettono in moto un meccanismo di accertamenti e incrocio dati: l’Inps, su input della procura, si mette al lavoro e passa al setaccio migliaia di posizioni contributive. Si accorge che in ballo c’è una cifra 10 volte più alta dei 65.000 euro iniziali. La Procura ipotizza che Benedetti abbia creato finti titoli (dal licenziamento alla maternità) per modificare decine di profili contributivi e garantire pensioni, indennità e corposi trattamenti di fine rapporto. Con un conseguente - sempre stando alla tesi della procura - ritorno economico anche per lui. L’entità della truffa è tale che da Roma arrivano all’Inps gli ispettori: allargano il raggio d’azione e scoprono un ulteriore danno alle casse dell’istituto, per una cifra complessiva (compresi gli altri due filoni di inchiesta) di 2 milioni di euro. Secondo l’accusa Alcide Benedetti muove l’intero sistema: chi ottiene indennità, pensioni, agevolazioni rigira a lui - ipotizza il titolare delle indagini - parte del denaro “guadagnato”. Tanto che - sempre secondo l’impianto accusatori - l’ex dipendente avrebbe proposto in prima persona “l’affare” ad amici e conoscenti. Il primo accertamento (quello su figlia e compagna) è il padre di un processo appena aperto, gli accertamenti successivi si sono tradotti in due indagini, ora concluse e in 25 iscrizioni nel registro degli indagati.

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