Lutto
Residente in Martinica, ha l’assegno sociale
Era accusato di truffa ai danni dell’Inps, ma il giudice riconosce la sua buona fede e lo assolve
MASSA. Nel 2007 si rivolge ad un patronato e presenta domanda per ottenere un assegno sociale. Il requisito reddituale c’è: in casa sua di soldi ne entrano pochi. Così quella “pensioncina” di 420 euro mensili la ottiene e la conserva fino al 2012 quando la Guardia di Finanza fa una serie di controlli e verifica che nella sua posizione Inps qualcosa non torna.
La legge, infatti, per l’erogazione dell’assegno non prevede soltanto il requisito del reddito, ma anche quello di residenza: è, infatti, indispensabile risiedere in Italia. L’anziano pensionato massese, invece, dopo aver ottenuto il beneficio dall’istituto di previdenza, ha trasferito la sua residenza in Martinica. Venuto meno uno dei due requisiti, decade anche il diritto all’assegno. Niente pensione sociale e una denuncia alla Procura per truffa ai danni dell’Inps.
E con quell’ipotesi di reato, l’uomo si ritrova a processo, rappresentato e difeso dall’avvocato Giuseppe Rizieri Brondi. Ieri l’ultima udienza, quella che si conclude con la sua assoluzione per non aver commesso il fatto. Il giudice monocratico Fabrizio Garofalo sposa la tesi difensiva, sostenuta dall’imputato. Ascoltato, in aula, l’anziano ha, infatti, ribadito di non aver mai voluto ingannare lo Stato: «Non ho falsificato il reddito, le condizioni economiche per ottenere l’assegno c’erano tutte. Dopo il riconoscimento del diritto - spiega - ho trasferito la mia residenza in Martinica perchè lì e a Parigi vivono i miei cinque figli, alcuni dei quali ancora minorenni. Io ho ritenuto che per loro potesse essere utile che io risiedessi in territorio francese (la Martinica è nelle antille francesi ndr)».
Non solo, l’imputato ribadisce di aver presentato domanda attraverso un patronato e di non essere stato informato della necessità di mantenere la residenza effettiva in Italia. La difesa gioca la carta della totale buona fede, del resto il reddito basso c’è davvero. L’accusa, invece, punta il dito sulle assenze dell’uomo dall’Italia: «Mesi in Martinica - ribadisce il pubblico ministero in aula - mesi da amici a Bali o in Thailandia, la residenza effettiva in Italia non c’era». A sostenere la proprie tesi, l’accusa chiama anche la responsabile Inps all’epoca dei fatti e le chiede di ricostruire l’intera vicenda e ribadire le prescrizioni di leggi. Per il pubblico ministero la pena da comminare è di 6 mesi con l’aggiunta di 300 euro di multa. Ma sono gli argomenti della difesa e le spiegazioni dell’imputato a convincere il giudice monocratico Garofalo che ieri pronuncia sentenza di assoluzione.(c.s.)
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