Sicurezza
I 5 Stelle “dimettono” Matteo Paci Lui: non me ne vado
Scontro fra l’assemblea grillina e il consigliere comunale che aveva parlato di «posizioni estremiste» del movimento
MASSA. «Il consigliere Matteo Paci da oggi non parlerà più a nome del movimento». Non è proprio un’espulsione, ma un chiaro invito a fare i bagagli: l’assemblea di verifica del Movimento 5 Stelle di Massa (assemblea semestrale dove attivisti e simpatizzanti valutano l'operato degli eletti) domenica ha votato la mozione di sfiducia nei confronti del consigliere comunale, giustificandola con «l'assenza (da parte di Paci) di qualsiasi tipo di condivisione e contatto con l'assemblea, l'assenza alla campagna elettorale regionale, della quale non ha sottoscritto la lista né partecipato alla raccolta delle firme, nonostante abbia partecipato a incontri con la Serracchiani (del Pd), le continue critiche all'operato del M5s nazionale e locale, la insufficiente attività di ascolto alle istanze del territorio e la non presenza alle commissioni consiliari». Una scollatura che era nell'aria. Da settimane, forse anche mesi, era in corso un flipper di accuse tra Matteo Paci, che attribuiva (e attribuisce) al movimento un «estremismo rosso e anarchico» (l'ultimo caso è stato in occasione degli scontri a Massa durante il comizio di Salvini), chiedendo di allontanare le espressioni più “estremiste” del movimento, e gli altri che rispondevano sconfessandolo. Il taglio netto era prevedibile.
«Paci non rappresenta più il movimento», hanno dichiarato all'unisono gli attivisti. «Già da tempo -chiarisce il capogruppo consiliare Riccardo Ricciardi – il consigliere Paci non fa più parte, a livello di principi, del movimento. Gli chiediamo quindi di fare un atto di dignità umana e politica». Quello, appunto, di lasciare il suo posto da consigliere e da vicepresidente del consiglio comunale a «qualcuno che rappresenti veramente il M5s». In lizza, tra i primi dei non eletti, ci sarebbero Martina Aliboni (arrivata quarta) e Adriano Simoncini (quinto).
Ma Paci, per il momento, non sembra aver intenzione di lasciare il suo posto. Anzi, rilancia rispondendo, una a una, a tutte le accuse, partendo da una premessa: «Se questa è un'espulsione, attendo la comunicazione ufficiale, se non la è, io non lascio il movimento». E vai poi con i perché. «Perché – dice Paci – è vero che non partecipo a tutte le commissioni, ma questo perché non considero il Comune come un bancomat e non vado a riunioni inutile. É vero anche che ho criticato il movimento ma perché noto una mentalità di chiusura tipica degli estremismi, mentre io sono per il dialogo. E questo è anche il motivo per cui non sto partecipando alle assemblee: perché non c'è più il clima di una volta».
Sull'accusa di non aver partecipato alla campagna elettorale per le Regionali il consigliere fa un mea culpa giustificandolo però con «motivi familiari»: «Fare il consigliere comunale – incalza Paci - non può essere considerato un mestiere come se si trattasse di un un parlamentare. Io al primo posto metto comunque la famiglia e in questo periodo ho avuto impegni familiari». Insomma Paci “sfiduciato” dal movimento rimane nel movimento. E qui le previsioni su quello che potrà succedere si fermano.
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