Sicurezza
Furto d’acqua, madre e due figli condannati
Realizzato un by pass sulle tubature pubbliche: beccati durante i lavori per un guasto
VILLAFRANCA. Non possono chiedere l’allaccio a Gaia perché - emerge durante il dibattimento - la casa popolare in cui vivono non è stata assegnata a loro. L’assegnatario è il compagno della madre che da lì, però, se n’è andato. Adesso ci vivono loro e dell’acqua hanno bisogno. Pensano, quindi, all’ipotesi B: allacciarsi abusivamente alla rete di fornitura. Riescono a realizzare un by pass, una sorta di deviazione, un piccolo tubo che si collega a quello più grande e porta acqua fino alla loro abitazione. E tutto senza versare un centesimo a Gaia, il gestore del servizio idrico.
Tutto fila liscio fin quando lungo la tubatura c’è un guasto, i tecnici intervengono e notano che qualcosa non torna. Balza immediatamente ai loro occhi quello strano allaccio e scatta la segnalazione. Dai controlli nel data base di Gaia l’abitazione in questione non risulta allacciata, lì non vengono recapitate bollette. Segue, quindi, la denuncia all’autorità giudiziaria. La Procura fa le indagini del caso e finiscono a processo, difese dall’avvocato Umberto Zangani, le tre persone che vivono nell’alloggio popolare: la madre Anna Maria Cuscito e i due figli Francesco e Andrea Napolitano. L’accusa, per tutti e tre, è furto aggravato dal fatto di aver realizzato l’intervento sulle tubature. Ieri mattina, di fronte al giudice monocratico Fabrizio Garofalo, l’ultima udienza: per i tre imputati la condanna è di 7 mesi (con sospensione della pena) a cui si aggiunge anche il pagamento di una multa pari a 500 euro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google