Il Tirreno

Scandalo cremazioni, i parenti dei defunti criticano la sentenza

Scandalo cremazioni, i parenti dei defunti criticano la sentenza

L’associazione contesta le motivazioni dei giudici di Genova «I dirigenti non potevano non sapere quello che succedeva»

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MASSA. Se le motivazioni della sentenza di secondo grado del processo sullo scandalo cremazioni del Mirteto sono nette nell’individuare le responsabilità dell’ex funzionario dei servizi cimiteriali del Comune Renzo Fialdini, sono meno chiare quando c’è da tirare in ballo i dirigenti che avevano il compito di controllare l’operato del dipendente pubblico. E quindi non coinvolgono il Comune, complicando una possibile class action dei familiari dei defunti contro l’amministrazione pubblica. «Per il collegio della cortedi appello di Genova Cristina Rossetti e Santo Tavella non si sono accorti di quello che faceva Fialdini - spiega l’avvocato Emiliano Pianini, il legale che rappresenta l’associazione di Tutela dei defunti -, io mi chiedo come sia possibile tutto questo? Come ha fatto la Rossetti quando è andata in pensione a non avvertire nessuno delle cose che accadevano al camposanto? Come ha fatto Tavella ha far rilasciare quel documento a Euroservizi per attestarne le buone capacità lavorative? Per questo mi sembra una sentenza monca, che mi soddisfa per come rappresenta la figura di Fialdini ma che mi lascia perplesso quando c’è da mettere sul banco degli imputati l’ente pubblico».

Il risarcimento. Pianini comunque non sispera: ha già ottenuto una provvisionale di quindicimila euro a famiglia dal tribunale del capoluogo ligure. Anche l’associazione punta a molto di più: «Mica per i soldi, noi vogliamo stabilire il principio che quel funzionario agiva per conto del Comune ed è il Comune che deve risponderne. Lo dice l’articolo 28 della Costituzione e noi siamo pronti a farlo valere anche in Cassazione». Anche se il legale tiene a precisare che i familiari devono ancora riunirsi in assemblea e decidere in maniera collegiale: «Le mie sono impressioni personali - puntualizza -, ma sono le parole che userò quando ci riuniremo per decidere il da farsi». E continua: «Fialdini ha sbagliato e per le sue condotte pagherà il conto alla giustizia, ma non mi si venga a dire che l’unico mostro in questa vicenda è lui. Perché Mirteto non è un cimitero alla periferia di una metropoli come New York, è il camposanto di una cittadina di nemmeno centomila abitanti. Quei dirigenti dovevano essere a conoscenza di quello che capitava. Ne hanno parlato i giornali. E Tavella nel 2008 mi viene a dire che pensava che i problemi ci fossero solo nel forno crematorio? Suvvia, non regge come giustificazione. Perché nessuno è andato a vedere cosa stava accadendo?».

Le motivazioni. «Il teste Tavella - scrivono i giudici nelle loro motivazioni - ha spiegato che, quando, dopo il sequestro del forno, il dirigente Rossetti andò in pensione, il sindaco gli chiese di assumere la direzione del settore Politiche sociali. La collega era persona riservata, per cui il Tavella interpellò il responsabile dell'unità operativa, Fialdini, per informarsi su eventuali situazioni di criticità ovvero segnalazioni da parte della cittadinanza o di organi. L'imputato negò, salvo accennare a isolate problematiche create direttamente da qualche operaio, ad esempio perché non erano stati eliminati fiori secchi dalle tombe, non era stata tagliata regolarmente l'erba, c'erano cattivi odori. Il dirigente, pensando ad inadempienze da parte dell'Euroservizi di scarso rilievo, ritenne che potessero essere risolte con meri richiami verbali da parte del responsabile del servizio, confidando in una celere soluzione, evitando di dar luogo ad un contenzioso. Il teste ha preso visione in aula delle numerose lagnanze e ha evidenziato le poche a sua conoscenza, che poteva riconoscere perché vi aveva apposto la propria sigla; ha dichiarato di ignorare invece le altre, concludendo che, se le avesse conosciute, avrebbe dato "l'ultimatum" alla ditta e poi avrebbe proceduto alla formale contestazione delle inadempienze. Ignorando l'effettiva dimensione del fenomeno, si limitò invece a sollecitare Fialdini affinché sensibilizzasse l'Euroservizi e non si oppose alla redazione del documento in data 17 aprile del 2008. Tavella ebbe cura tuttavia di accertarsi che il testo non contenesse riferimenti all'attività di gestione del forno crematorio, che era oggetto di indagine». Ma questo ai parenti non basta.

La causa civile. Sarà l’associazione per la Tutela dei defunti a decidere cosa fare, se ricorrere in Cassazione tirando in ballo ancora una volta il Comune oppure se intentare una causa civile contro l’ente per chiedere un maxi risarcimento. La richiesta fatta in aula in sede penale per il risarcimento del danno biologico è alta: chi si sente truffato (oltre 120 famiglie) vuole complessivamente 25 milioni di euro, somma che metterebbe in ginocchio il municipio. In primo grado la provvisionale accordata ha sfiorato il milione e mezzo. L’avvocato Alessandro Bini che rappresentava l’ente che si è costituito parte civile a sua volta in appello ha ribadito quello che aveva detto a Massa: «Il Comune si sente danneggiato dal comportamento di Euroservizi e da quello del suo funzionario». (d.d.)

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di Redazione web