Proteste
Verso nuovi scioperi nel marmo
Assindustria non riconvoca il tavolo per l’integrativo. L’offensiva dei sindacati: coinvolgere la politica e il territorio
CARRARA. Si va verso nuovi scioperi nel marmo. Con iniziative per ora non calendarizzate dai sindacati, che intendono allargare la mobilitazione e coinvolgere la politica, associazioni, la città. «Finora nessun politico si è fatto vivo con noi –: dice il segretario della Fillea Cgil, Roberto Venturini».
L’appello che era stato lanciato alla politica, non aveva lo scopo di chiedere che facesse da intermediaria o che entrasse nella trattativa per l’integrativo, che ovviamente riguarda due parti: Assindustria e sindacati di categoria. L’appello era dettato dal fatto che, dicono i sindacati, siccome il settore lapideo ora va bene, la politica dovrebbe porre attenzione ai duemila lavoratori del marmo 8fra cave e piano), che chiedono agli industriali di allentare i cordoni della borsa.
Ma per ora si va da un mercoledì all’altro: così si snoda la vertenza che non preannuncia schiarite, anzi, per il rinnovo del contratto integrativo del marmo, caratterizzato già da tre scioperi in venti giorni, di cui due consecutivi.
Mercoledì scorso si sono riuniti in conclave gli imprenditori del lapideo, in Assindustria, per valutare la situazine dopo la rottura delle trattative da parte sindacale. In sostanza, come hanno poi riferito i delegati delle imprese ai sindacati, non c’è alcuna intenzione al momento di riconvocare il tavolo.
Il braccio di ferro si inasprisce.
E i direttivi di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, mercoledì prossimo si riuniranno per mettere a punto nuove iniziative di lotta.
«Questo è più di un semplice contratto integrativo. – spiega Venturini - Confindustria vorrebbe eliminare i qualche modo la contrattazione collettiva per favorire quella aziendale. Se così avvenisse, le piccole aziende dove ci sono pochi dipendenti, non avrebbero grande peso contrattuale».
La formula della trattativa azienda per azienda piace ad Assindustria, che ventila questa ipotesi adducendo il fatto che il trend positivo del settore non è uguale per tutte le aziende, e che quelle con maggiori difficoltà dovrebbero con l’integrativo coprire gli stessi costi che aziende più floride no avrebbero problemi ad affrontare.
Ma i sindacati non ne vogliono neppure sentir parlare di contrattazione aziendale.
I lavoratori continuano a chiamare i sindacati chiedendo quando ci sarà il prossimo sciopero: l’obiettivo, per quanto riguarda le rivendicazioni sulla parte economica dell’integrativo, è avere più soldi in busta paga. Ma il nodo è ancora stretto sul premio di presenza giornaliera (fontedella rottura del tavolo) : secondo le richieste sindacali da incrementare di 15 euro rispetto ai 4,50 euro alle cave (3 al piano), mentre Assindustria offre solo due euro in più, calcolando i costi sulle spalle delle imprese.
Nella precedente trattativa per il rinnovo dell’integrativo, anni fa, furono fatti due giorni di sciopero, poi ci fu l’accordo. «Ora siamo già a tre – sottolinea Venturini – e con il blocco degli straordinari. Eppure il settore va meglio, e gli industriali dovrebbero quindi dare più soldi ai lavoratori». La delegazione trattante di Assindustria (Massimo Bani, Roberto Pino e Fabrizio Santucci), non la pensa così.
E così, mentre il tavolo del confronto resta deserto, la prossima settimana potrebbero scattare altri scioperi alle cave (dove il blocco delle attività nei tre giorni di protesta che si sono svolti è stato pressoché totale) e nell segherie e laboratori. La città è poco reattiva, e non prende posizione né con i sindacati né con Assindustria, come se la vertenza non riguardasse più di duemila famiglie che vivono in questo territorio.
Cinzia Carpita
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
