Sicurezza
Neonato morto, il giudice manda la polizia all’Asl
Colpo di scena nel processo a carico di un ginecologo dell’Opa: il tribunale ordina di recuperare il rapporto dell’équipe ospedaliera dopo il tragico parto
MASSA. Quel bambino di tre chili e 800 grammi nel settembre di quattro anni fa è nato morto. Dopo che la madre, secondo l’ipotesi accusatoria, aveva atteso per tre ore e mezzo di poter partorire. Adesso, il tribunale ha incaricato la polizia di andare in ospedale, per acquisire l’”audit”. Ossia per poter esaminare quel rapporto, audit è il termine tecnico, che l’equipe dell’Opa fece subito dopo quel tragico parto del 5 settembre 2011.
Il giallo del rapporto dell’équipe dopo il tragico parto. Proprio questo rapporto interno è stato al centro del procesos a carico del ginecologo di turno, il dottor Roberto Marrai, quando morì il neonato.Il pubblico ministero ha cheisto di riferire sull’audit all’ex primario del reparo, il professor Paolo Migliorni. Ma si è rifiutato di parlarne. A quel punto il pubblico ministero, Alessandra Conforti ne ha chiesto l’acquisizione: è arrivtaa quindi l’opposizione della difesa, che ha ricordato come la richiesta fosse già stata avanzata e rifiutata dall’Asl in sede di indagini preliminari. A questo punto il pubblico ministero è esploso: «Sono venuti rappresnetanti dell’Asl a piangere da me di desistere dalla richeista dell’audit, altrimenti i medici non li avrebbero più fatti». Il giudice alla fine ha disposto, ai sensi dell’articolo 256 del codice di proceduta penale, di acquisire il documento. Incaricando la polizia di requisirlo. L’udienza è stata quindi rinviata al prossimo 14 luglio.
La vicenda. Una giovane madre che, secondo l’ipotesi dell’accusa, era rimasta per tre ore e mezzo in ospedale, dalle tre di notte alle 6 e mezzo del mattino. Prima dentro, dove era stata sottoposta a un primo tracciato, e dopo fuori, sdraiata in macchina, insieme al marito, in preda ai dolori del parto. Ma non ancora pronta, secondo il ginecologo di turno, per essere ricoverata. In sala travaglio la giovane madre protagonista di questa delicatissima vicenda, ci era arrivata dopo le sei, troppo tardi: ma al secondo monitoraggio non si sentiva più il battito del feto. Per questa tragica vicenda è finito a processo per omicidio colposo il ginecologo Roberto Marrai, assistito dall’avvocato Andrea Verona. Si sono costituiti parte civile (rappresentati dai legali Massimo Ansaldo e Matteo Ridolfi) i genitori del bambino nato morto, il fratellino e i nonni.
L’ex primario: il primo tracciato era regolare. Ha parlato a lungo e con competenza il professor Paolo Migliorini, primario del reparto di ostetrica e ginecologia fino allo scorso anno.
Il dottore ha chiarito il nodo dei due tracciati: il primo, quello effettuato mentre era in sevrizio il dottor Marrai: «Era indifferenziato, ossia meritava attenzione. Ma dopo novanta minuti si era normalizzato ed era normale. Nessuno avrebbe eseguito un taglio cesareo in quel momento».
«Il secondo tracciato quello dopo le sei del mattino - ha continuato - invece era più impegnativo. Si doveva convocare il medico. Io avrei fatto le manovre conservative e se non ci fossero stati die miglioramenti avrei proceduto al cesareo.Il taglio cesareo va fattp qiuandso occorre perchè presenta fattori di rischio molto superiori rispetto al parto naturale. E il reparto applicava quanto stabilito nei protocolli a livello nazionale».
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