Il Tirreno

la sentenza

Sprangate alla moglie, condannato a 18 mesi

Chiara Sillicani
Violenza sulle donne
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Violenza sulle donne

Lo straziante racconto della donna in aula: la mia è sempre stata una vita di botte

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MASSA. I nove mesi chiesti dal pubblico ministero Debora Bracco non sono una pena sufficiente per un uomo che prende a sprangate la moglie. Ne è convinto il giudice monocratico Fabrizio Garofalo che quell’uomo lo condanna al doppio: un anno e sei mesi di carcere. E non solo perché sulle spalle ha già una condanna per maltrattamenti, ma perché il racconto della moglie, in aula, è quello di una donna che ha vissuto «una vita di botte. Sempre. Sempre».

È lei, con le lacrime agli occhi, a confidare le umiliazioni, le offese. Le percosse. Fino a quel 3 settembre del 2011 quando lui infierisce con una spranga: la colpisce con rabbia, la ferisce ad un’anca fino al sangue. La salva un ragazzo di 20 anni: è in auto con la fidanzata, vede un uomo che colpisce ripetutamente una donna con un bastone di ferro e non si lascia vincere dalla paura. Scende e, cellulare alla mano, chiama carabinieri e 118 e rimane accanto a quella donna, che potrebbe essere sua madre, fin quando non arrivano i sanitari a prendersi cura di lei.

«Qualche giorno prima - ricostruisce la donna - mio marito si era presentato di fronte alla casa in cui vivo con i miei figli (è a loro tutela che non indichiamo nomi), aveva lanciato sassi contro il portone, per spaventarci. Così io ho pensato di andare dove lavora per chiedere al suo capo, che anche io conosco, di convincerlo a lasciarci stare, ma lui mi ha visto». E non ha perso l’occasione per confermare le sue abitudini: «Ha afferrato un bastone in ferro e mi ha picchiata, nonostante urlassi di smettere, nonostante piangessi». Quella lacrime disperate le nota un ragazzo di vent’anni: «Stavo passando da quelle parti - riferisce con sicurezza al giudice - ero in auto con la mia ragazza. Ho notato un uomo che picchiava una donna. Mi sono subito fermato e lui si è allontanato, poi ho chiamato forze dell’ordine e ambulanza». Il marito scappa, ma il giovane ha visto bene il suo volto, lo identifica e descrive la scena ai carabinieri.
Si apre, quindi, il processo, fino all’ultima udienza, ieri mattina, e alla condanna ad un anno e sei mesi di reclusione.

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