Il Tirreno

Scattano arresti e sequestri di beni per undici milioni di euro

Nel mirino della Direzione antimafia imprenditori fra Massa Carrara e La Spezia Ci sono anche delle denunce. Fra le accuse a vario titolo, bancarotta fraudolenta e riciclaggio

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MASSA CARRARA. Un’operazione della Dia (direzione investigativa antimafia) di Genova, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Piacenza, ha portato ad arresti, perquisizioni e sequestri preventivi di beni per circa undici milioni di euro nella disponibilità di imprenditori di La Spezia e Massa Carrara. Al termine delle indagini la Dia di Genova, insieme a personale delle forze di polizia territoriali, ha proceduto all'arresto di quattro soggetti (uno ai domiciliari), e a diverse denunce.

Secondo gli investigatori sarebbero stati reimpiegati - in concorso tra gli indagati - beni e titoli bancari provenienti da bancarotta fraudolenta e documentale. Sarebbero state svuotate società che si trovavano in stato di insolvenza, distraendo i beni e rivendendoli a terzi in modo da lasciare il curatore fallimentare praticamente a mani vuote. Fra le ditte controllate anche una di Carrara.

L'operazione trae spunto da altre indagini che portatono a un arresto nel novembre 2014 con misura di prevenzione personale e patrimoniale, emessa dal Tribunale di La Spezia.

Ieri mattina è stata svolta la vasta operazione che ha portato all'arresto di Roberto Piras, 72 anni, residente nello Spezzino, Riccardo Trusendi di 71 anni residente in Lunigiana e operante nello Spezzino, e Gabrielle Baldar, 53 anni, avvocato francese. Una quarta persone è stata sottoposta agli arresti domiciliari. Tutti sono ritenuti «responsabili, a vario titolo, dei reati di falso, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza delittuosa e trasferimento illecito di valori, – dice una nota della Dia di Genova – attraverso l'alienazione, anche all'estero, dei patrimoni aziendali di società dichiarate fallite, che secondo le indagini, sarebbero tutte riconducibili a Trusendi, in modo da ostacolarne l'accertamento della provenienza delittuosa». Sempre secopndo gli accertamenti della Dia, ultimamente il gruppo «stava per realizzare un importante investimento - che inizialmente superava 40 milioni di euro in Sardegna, con aziende nazionali, nel settore della fornitura e distribuzione di gas, il cui contratto avrebbe dovuto essere stipulato a breve».

Gli investigatori hanno scoperto collegamenti fra il sodalizio e professionisti italiani e stranieri che attraverso le società loro facenti capo, «facilitavano il deposito di milioni di euro su conti correnti bancari accesi presso istituiti monegaschi e francesi».

Il personale dellsa Dia ligura con l'ausilio dei Centri Operativi di Milano, Torino e Firenze ha effettuato numerose perquisizioni in varie regioni del nord Italia, sia domiciliari che presso la sede di società dei soggetti indagati, dando contestualmente esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di molteplici quote societarie, beni mobili e immobili, rapporti bancari/assicurativi, titoli di credito, capitali sociali e partecipazioni societarie, tutti direttamente o indirettamente riconducibili alla disponibilità degli indagati, «costituenti lo strumento delle condotte fraudolente e dell'impiego e alienazione dei beni illecitamente sottratti, il cui valore complessivo ammonta a circa 11 milioni di euro».

«Dalle intercettazioni - sottolinea il colonnello dei carabinieri Sandro Sandulli - sono emersi anche importanti rapporti con la politica nazionale e la finanza ad alti livelli. Un intreccio di relazioni che stiamo ora vagliando insieme al materiale trovato in casa di Trusendi durante la perquisizione». Il focus degli investigatori si è concentrato su una ditta con sede iniziale a Piacenza. Quando è arrivato il curatore fallimentare, dei 337 camion della ditta non vi era più traccia. Erano stati venduti e poi rivenduti ulteriormente a terzi. Le indagini sono proseguite, fino agli arresti di cui è stata data notizia ieri dal Centro operativo della Dia.

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