La manifestazione
«Zubbani come il collega Salvini»
La nota del collettivo Harlock: città stremata, non strumentalizziamo il ceffone
CARRARA. «Coscienti che un gesto singolo non ha nessun potere, che non ha alcun senso istigarne l'emulazione; coscienti che solo l’azione collettiva, organizzata o spontanea, può avere un seguito e un percorso; coscienti che quella rabbia ha bisogno, non di essere educata ne repressa, ma ascoltata, espressa e trasformata in coscienza e volontà di riappropriazione di libertà e dignità umana; non rivendichiamo l’accaduto ma siamo e saremo sempre complici e solidali con chi paga per aver dato uno schiaffo e non con chi paga con uno schiaffo l’aver distrutto una città intera a favore di interessi di portafogli». Una voce che fa discutere quella del collettivo Harlock di Carrara sui fatti accaduti martedì mattina durante la celebrazione dell'assegnazione della Bandiera blu e che si rivolge, soprattutto, a chi ha preso le distanze dal gesto di Carlo Piccioli, «da valutare – secondo il collettivo - come manifestazione di disperazione, un gesto individuale, non organizzato, dettato dalla sensazione di impotenza che domina l’animo di chi ha perso tutto». I militanti scrivono un lungo comunicato (che per motivi di spazio non può essere pubblicato integralmente, ma che si trova nella pagina Facebook del gruppo, ndr) dove ripercorrono quanto accaduto negli ultimi mesi, partendo dall'8 novembre, giorno in cui «il primo cittadino ha dato a 3mila persone, molte delle quali indossavano stivali sporchi di fango, lo schiaffo più forte che si potesse ricevere, l’ultimo, quello che dice “non ci sentiamo responsabili”. «Qualcuno ha dimenticato – scrivono - qualcuno ha scelto di lottare per recuperare ciò che aveva perso, qualcuno invece ha ancora tanta rabbia dentro, tanta frustrazione che quello schiaffo non ha proprio potuto fare a meno di usarlo». Zubbani – fanno notare gli attivisti – è come il «collega Salvini, che si ritrova a dover andare per la città scortato (con soldi dei contribuenti) perché la città è stremata». «Vogliamo dire – concludono - che un gesto del genere è inefficace, magari, che si può chiamare ingenuo, poco lucido; allo stesso tempo invece è chi strumentalizza quel ceffone per trasformare il carnefice in vittima che deve essere condannato». (m.c.)
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