Il dolore
Un progetto per Paolo Armenise
Concorso per giovani designer in memoria dell’architetto scomparso
CARRARA. Un progetto prestigioso, dedicato ai nuovi designer italiani, destinato a legare in modo indissolubile il nome dell’architetto Paolo Armenise, travolto e ucciso il 12 giugno scorso a San Donato milanese da una macchina in fuga da un posto di blocco, e il marmo bianco di Carrara. E anche una messa per ricordare Paolo, come amico prima ancora che come professionista, che sarà celebrata domani a Sarzana.
Un concorso nel nome di Paolo Armenise. Una gara di idee che porterà, nel tempo, il nome di Paolo Armenise. Un progetto voluto fortemente da Paris Mazzanti, ex direttore di CarraraFiere ma, soprattutto, amico e grande estimatore di Paolo. Il progetto è ancora allo studio. L’idea è quella di istituire una giuria di esperti che dovrà sceglier ei migliori lavori realizzati da giovani architetti e designer. Opere che poi, al termine del concorso (la data non è stata ancora messa in calendario) verranno realizzate in marmo bianco.
Una messa a un anno dalla morte. Carrara non dimentica la mete (insieme alla collega, l’architetto Silvia Nerbi) di Marble weeks. E proprio in occasione del primo anniversario della tragica scomparsa del noto architetto Paolo Armenise, ideatore insieme a Silvia Nerbi della manifestazione Carrara Marble Week, scomparso tragicamente all'età di 48 anni per un incidente d'auto a San Donato Milanese, verrà ricordato da amici e parenti anche con una messa.
Si svolgerà domani alle ore 18 la Santa Messa in suo ricordo presso il Convento delle Sorelle Clarisse a Sarzana.
Il ricordo della collega. «Paolo Armenise è stato per me un collega adorato e un amico fraterno- scrive l’architetto Luisa Bocchietto - Abbiamo condiviso viaggi, clienti e lavori, trovando sempre il modo di entusiasmarci a vicenda per ogni nuova sfida. La stima reciproca ci ha permesso di affrontare tanti progetti e come sappiamo il mestiere dell'architetto, in Italia in particolare, non è tra i più semplici da vivere. Si trattava, per noi, oltre che di lavoro, di vita e la sua oggi mi manca molto. Ciao Ciccia, nel dirlo sento la tua voce».
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