Il Tirreno

Marcia indietro, condizionatori accesi

Marcia indietro, condizionatori accesi

Riconsegnati i telecomandi ai dipendenti. I sindacati: l’amministrazione ci rispetti di più e non offenda la nostra immagine

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MASSA. Il Comune fa marcia indietro e preme il pulsante “on” dei condizionatori: il fresco artificiale negli uffici di via Porta Fabbrica è consentito. Anche prima del 21 giugno.

La mail interna, girata nelle scorse settimane, parlava chiaro: tutto spento, salvo in caso di ondate di caldo, fino all’inizio dell’estate. Si alzano, però, le temperature e pure la voce dei dipendenti. Risultato: telecomandi riconsegnati e condizionatori in funzione. Anche ieri mattina, quando la colonnina di mercurio non è davvero a livelli africani. L’aria condizionata è accesa, ma non ce la fa a raffreddare gli animi: la Rsu si riunisce e approva a maggioranza un documento che “tira le orecchie” all’amministrazione. Chi lavora in Comune si definisce “sconcertato” e punta il dito sul metodo perché lo scopo - assicura - lo condividono tutti, ma proprio tutti. In tempo di crisi, nessuno si sottrae alla logica del risparmio e se il Comune decide di evitare i condizionatori e il clima da pinguini quando le temperature sono primaverili, beh i dipendenti ci stanno. Non contestano - ribadiscono - il taglio alle spese energetiche, ma il modo in cui quel taglio è attuato. Il metodo, appunto.

E quello che proprio non va giù è l’invito a riconsegnare i telecomandi: «In qualche settore - spiegano i sindacalisti - sono stati requisiti. Come a scuola. Qualcuno è passato, con tanto di scatole, e li ha raccolti». Per riconsegnarli dopo pochi giorni, lunedì scorso. Un’operazione che - scrive la Rsu - «è sembrata il solito spot pubblicitario sulla pelle dei dipendenti. Diciamo basta a questa campagna denigratoria verso i lavoratori pubblici - rincara la Rsu - basta considerarli il male di questo mondo». Campagna perché i sindacati affiancano il “no” ai condizionatori alla nota con cui lo scorso ottobre il segretario generale invitava ad una maggiore efficienza e al superamento di prassi consolidate. Tradotto: chiacchiere e pause caffè.

Ma chi timbra il cartellino in via Porta Fabbrica ci tiene a far sapere che «i dipendenti del Comune - così si legge nella nota della Rsu - affrontano ogni giorno il lavoro con impegno, coscienza e diligenza, al servizio dei cittadini e per il raggiungimento degli obiettivi dettati dall’amministrazione». Poi la stilettata: «La Rsu chiede che l’amministrazione cominci ad avere più rispetto dei propri dipendenti senza che vengano sistematicamente messi alla berlina».

E poco importa se il capitolo è ormai chiuso e i condizionatori in funzione, «i dipendenti comunali - sintetizza Pier Paolo Fabbri (Cgil) - sono stati messi in cattiva luce. Sono stati ritirati i telecomandi, è passata l’idea del “Noi non ci fidiamo di voi”, come a dire che la nota scritta non sarebbe bastata, che qualcuno la libertà di accendere se la sarebbe presa comunque. Il messaggio è chiaro: non devi andare in auto, dammi le chiavi. Se il fine del risparmio - ribadisce Fabbri - è condivisibile, davvero non lo è il modo, chi ha eseguito ha ecceduto».

A Fabbri fa eco Carlo Mariani, collega della Uil: «Quello che contestiamo è l’applicazione delle disposizioni, a mo’ di ordine. Comportamenti del genere ledono l’immagine del dipendente pubblico. Ci sono colleghi che, recentemente, sono stati oggetto di insulti ripetuti, per il solo fatto di essere lavoratori comunali. Non dimentichiamo mai - e conclude - che se l’amministrazione raggiunge gli obiettivi, lo fa grazie al lavoro dei suoi dipendenti».

Insomma, -per tirare le somme- se il Comune vuole risparmiare e chiede un contributo ai lavoratori, loro - parola dei sindacati - ci stanno: i condizionatori - spiegano - li avremmo tenuti spenti anche se il telecomando fosse rimasto sulle nostre scrivanie. Nel rispetto delle scelte dell’amministrazione.

Chiara Sillicani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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