Gioco
Ponte in via Mascagni, i residenti contestano la lentezza dei lavori
Ritardi per lo spostamento dei sottoservizi, dal gas all’acqua Berti: l’opera è un passo importante per la messa in sicurezza
MASSA. Potremmo ribattezzarlo il ponte delle polemiche. Un finanziamento regionale che sfiora il milione di euro, 14 anni di attesa per il via ai lavori e quando le ruspe accendono i motori, su via Mascagni si abbatte una pioggia di contestazioni.
Pioggia che si infittisce - e parecchio - negli ultimi giorni perché il cartello affisso al cantiere parla chiaro: fine lavori prevista per il 2 giugno. Il 2 giugno gli ombrelloni colorano le spiagge, i turisti si godono la tintarella, ma ruspe e operai da Marina non se ne vanno. Hanno ancora parecchio da fare, ne avranno per giorni: i lavori proseguiranno per tutto il mese. Taglio del nastro slittato e immancabile strascico polemico. Chi vicino a via Mascagni vive e lavora alza la voce, contesta la lentezza nell’esecuzione delle opere, la viabilità modificata. Qualcuno solleva pure obiezioni da ingegnere: la pendenza che non va, le tecniche costruttive da rivedere, l’accesso off limits per disabili. A far traboccare la goccia dal vaso, qualche giorno fa, l’interruzione del servizio idrico: dalla tarda sera, per parecchie ore, buona parte di Marina è senza un filo d’acqua. Sono in corso i lavori, sotto il ponte - spiega l’amministrazione - passa una tubatura di Gaia che “rifornisce” centinaia di rubinetti e l’erogazione deve essere interrotta per ultimare alcuni interventi. I residenti salgono sulle barricate.
A rimetter pace ci prova Uilian Berti, vicesindaco con delega ai lavori pubblici. Non si nasconde dietro un dito e ammette che qualche ritardo c’è stato, ma lo motiva con osservazioni tecniche: «Non esistono carte specifiche che indichino la presenza di sottoservizi (dal gas al telefono)». Tradotto: quello che c’è sotto il ponte non si sa finché non si scava. E quando si scava si trovano tubature del gas, dell’acqua, linee elettriche e fognarie. Da lì sotto passano pure la fibra ottica e i cavi telefonici. I tecnici, quindi, si rimettono al tavolo, ridefiniscono le mosse e i tempi: «Non sono operazioni semplici, basti pensare - Berti si affida ad un esempio - alla sistemazione delle tubature del gas. L’intervento ha richiesto, per motivi di sicurezza, l’esclusiva presenza dei tecnici, nessun altro lavoro è proseguito. Sono state poi necessarie le “radiografie” alle tubature per escludere pericolose imperfezioni nelle saldature. È servito tempo. Contiamo comunque di terminare i lavori a fine giugno». E a chi osserva che la pendenza del ponte è eccessiva, comunque tale da impedire ad un disabile di attraversarlo, Berti - e con lui il sindaco Volpi - replica: «La pendenza è a norma, gli scivoli saranno lunghi, in modo da favorire l’accesso ai disabili». Poi Berti va oltre e inquadra la realizzazione del nuovo ponte in via Mascagni in un più ampio quadro di interventi per la messa in sicurezza idraulica. Il vecchio ponte, infatti, era troppo basso e, in caso di piene duecentennali, non avrebbe retto il colpo. Non solo, il pilone centrale, che sosteneva la struttura, rendeva difficoltoso il deflusso delle acque. Nel 2001 la Regione si è messa la mani in tasca e ha destinato un miliardo e mezzo di vecchie lire (arrivato, con successive integrazioni, a 900.000 euro) a via Mascagni. A mettere i bastoni tra le ruote, per oltre un decennio ci ha pensato il Sin, poi Sir: per muovere anche un solo granello servivano decine di autorizzazioni e complesse procedure.
Adesso le carte sono cambiate e i lavori partiti. Certo, il nuovo ponte, da solo, non ce la può fare a mettere in sicurezza Marina e l’amministrazione lo sa: «Siamo consapevoli - ammette Berti - che l’opera in corso non annulla, da sola, i rischi. Ne siamo così consapevoli - incalza - che abbiamo chiesto, e ottenuto, dalla Regione, nell'ambito del piano di difesa suolo, il finanziamento per la progettazione delle nuove arginature nel tratto pianeggiante del Frigido e - eccoci al clou - per rialzare il ponte sul Lungomare. Tutte opere, compreso il ponte in via Mascagni, per tutelare le vite umane, il territorio e il patrimonio immobiliare». Adesso, progetti alla mano, si tratta di puntare al finanziamento delle opere. Servono 6 milioni.
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