Il Tirreno

Il Canova è a Palazzo Cucchiari

Il Canova è a Palazzo Cucchiari

In mostra, fino ad ottobre, l’Orfeo e altre opere dal museo russo Ermitage

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CARRARA. Tornano a “casa”, a Carrara, alcune sculture amate dallo zar Nicola I e conservate al museo Ermitage, a San Pietroburgo. L’occasione è offerta dalla mostra “Canova e i maestri del marmo. La scuola carrarese dell’Ermitage”, curata da Sergej Androsov e Massimo Bertozzi, allestita nell’appena restaurato Palazzo Cucchiari, sede della Fondazione Giorgio Conti.

Proprio l’esposizione sarà, infatti, l’occasione per riaprire alla città le sale del Palazzo, sontuosa residenza ottocentesca, opera di Leandro Caselli. La mostra, organizzata dalla Fondazione Giorgio Conti, insieme all’Ermitage e al Comune di Carrara, con il patrocinio di Camera dei Deputati, Mibact e Regione Toscana, raccoglie sedici sculture in marmo provenienti dal museo di San Pietroburgo, sette gessi dell’Accademia di Belle arti di Carrara e una copia da Lorenzo Bartolini conservata all’Istituto d’arte di Massa. Opere esemplari del gusto collezionistico di Nicola I di Russia, amante della scultura moderna ospitata al Nuovo Ermitage, legate alla Scuola carrarese e ai suoi maggiori protagonisti, scoperti dallo zar in occasione del suo viaggio in Italia nel 1845. Alcune di quelle sculture tornano adesso a Carrara, per la mostra a Palazzo Cucchiari, come l’Orfeo di Antonio Canova che da Carrara ebbe non solo l’importante contributo di un materiale straordinario e unico al mondo, ma anche alcuni allievi di eccezione, o la Fiducia in Dio di Lorenzo Bartolini, la Psiche svenuta di Pietro Tenerani, l’Amore con colombi di Luigi Bienaimè o Venere nella conchiglia di Carlo Finelli. Affiancati, e con precisi riferimenti a queste opere, saranno esposti poi i sette gessi dell’Accademia di Belle Arti e una copia, fin qui sconosciuta, della Fiducia in Dio, conservata all’Istituto d’arte di Massa, seguendo un percorso che - spiegano gli organizzatori - «si avvia con uno scultore che fonda una scuola, dove fin da subito si formano artisti destinati loro pure a fare scuola, rilanciando l’attività delle botteghe e dei laboratori, dove si rinnova l’immanenza quotidiana della più aristocratica fra le materie dell’arte: il marmo di Carrara». Abbracciando un periodo che va dalla fine del Settecento alla metà dell’Ottocento, la mostra si concentra in particolare sul passaggio dalla scultura neoclassica a quella verista, sottolineando «un cambiamento di stagione preciso, dove si determina il passaggio da uno statuto istituzionale e accademico a una committenza prestigiosa, soprattutto per qualità di gusto, oltre che per fama e disponibilità economica». Un’occasione importante per Carrara: una mostra prestigiosa, per tema e opere esposte; un palazzo completamente restaurato e tornato ai fasti ottocenteschi e il marmo protagonista. La mostra rimarrà aperta dal 13 giugno, giorno del taglio del nastro, al 4 ottobre e - si augurano organizzatori e patrocinatori - richiamerà visitatori da fuori. Alla scoperta delle eccellenze carraresi.

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