Sicurezza
Comune: inadempiente la Mediterraneo e scaduti i titoli edilizi
In una lunga memoria l’ente locale spiega perchè pretende 800.000 euro della polizza fidejussoria
CARRARA. Si avvicina l’udienza (11 giugno) che potrebbe dare la svolta decisiva al contenzioso sull’area ex Mediterraneo. In gioco c’è una polizza fidejussoria bancaria (presso la CRC) da 800.000 euro, che il Comune intende escutere, cioè incassare dalla società Mediterraneo che fa capo alla Porto di Carrara spa. Il Comune ha depositato una lunga memoria nella precedente udienza davanti al giudice civile Sara Farini, sul cui tavolo c’è anche la posizione della controparte assistita dall’avvocato Angelo Ricci .
Le rivendicazioni del Comune. Al momento c’è un decreto sospensivo, dopo il ricorso della società contro la richiesta del Comune di incassare i soldi della fidejussione, in quanto, secondo il Comune assistito dagli avvocati Sonia Fantoni e Marina Vannucci, tale diritto all’escussione nasce dal fatto che la Mediterraneo non ha fatto i lavori di ripristino del verde, previsti nell’area dove c’era l’hotel che è stato abbattuto per realizzare, secondo convenzione, un complesso edilizio comprendente un albergo e una Rta.
I termini della convenzione. La convenzione fra Comune e società creata dalla Porto spa proprio per l’operazione edilizia, risale al luglio 2008. Include l’impegno per la società, a riqualificare le aree verdi attorno all’area in questione, e all’adeguamento della sede della polizia municipale di Marina. Più altre opere di completamento dell’illuminazinoe in via Genova e via Garibaldi, e completamento di tratti fognari. Il costo per ripristionare le aree verdi è di 921.000 euro, e gli interventi sono divisi in due tranche: le aree esterne al quadrilatero dell’ex hotel Mediterraneo, avrebbero dovuto essere sistemate entro un anno dall’approvazione dei progetti; mentre quelle all’interno, entro al fine dei lavori edilizi.
Il Comune, nella sua lunga memoria, contesta alla società di non avere ancor fatto nulla. In virtù dell’accordo era stata stipulata la polizza fidejussoria il 17 luglio 2008, poi inserita nella convenzione, per 800mila euro. I patti erano che doveva essere realizzata una struttura ricettiva di tipo alberghiero, e mantenuta tale per almeno venti anni dall’inizio dell’attività. Finora l’unica opera portata a termine è l’adeguamento della sede della polizia municipale a Marina. Mentre le per aree verdi il Comune sottolinea nella memoria il degrado di una superficie di circa 4mila metri quadri al centro di Marina. Ecco perché chiede di incassare gli 800mila euro: per poter fare i lavori al verde pubblico, non fatti dalla società che fa capo alla Porto spa. Ma nel contenzioso che il giudice civile dovrà dirimere, il Comune mette anche il fatto che sono scaduti tutti i termini, sostenendo che la società non ha più alcun titolo edilizio per poter realizzare le opere previste in convenzione.
Dalle carte ammninistrative alle carte bollate. La storia è caratterizzata da carteggi fra la società e il Comune: l’inizio lavori per l’albergo era stato comunicato all’ente locale il 25 settembre 2008, e tutto si sarebbe dovuto concludere in tre anni, cioè nel 2011. Ma la fine dei lavori non è mai stata comunicata: di fatto il cantiere è sospeso e oggetto di numerose polemiche per lo stato ora di degrado di quell’area al centro di Marina.
Nel 2010 la società chiese un’autorizzazione, poi scaduta. Nell’ottobre 2011 arriva la richiesta al Comune di alcune modifiche per l’albergo: c’è l’ok nel marzo 2012. Ma anche in quel caso, sostiene l’ente locale,non fu mai depositato l’inizio lavori e il titolo decadde. Oggi la società non sarebbe più in possesso di titolo edilizio per realizzare il complesso turistico ricettivo.
Il Comune sostiene che ci sia una “palese inadempienza” della società agli obblighi della convenzione. La società ritiene il contrario e a ciò si aggiunge che nell’ottobre 2013 ha chiesto di poter dare, relativamente a una parte del complesso edilizio, destinazioni residenziali, e per uffici e studi privati.
Il pronunciamento sulla variante (fatto salvo l’albergo) spetterebbe al consiglio comunale, ma la questione non vi è approdata, e l’amministrazione potrebbe anche non prendere in considerazione - come sembra - l’istanza, restando ferma sui contenuti della convenzione.
Le motivazioni della società. La società sostiene di non avere realizzato il verde, poiché attendeva la risposta del Comune alla propria istanza di cambio d’uso. Ma secondo l’ente locale le due cose non sono collegabili e rimanda tutto alla convenzione. Così il 5 maggio scorso ha chiesto alla Cassa di risparmio di Carrara il pagamento della fidejussione, in quanto il verde non è stato realizzato. La società fa ricorso e alla fine di maggio, (questo elemento viene sottolienato dal Comune, come un “ritardo di sette anni”) presenta i progetti per il verde pubblico “esterno”. Per il resto del verde da sistemare, collegato alla fine delle opere edilize, il Comune obietta che di fatto queste non sono state realizzate e anzi sono scaduti i titoli edilizi.
Alla resa dei conti. Il Comune ritenendo di avere pieno diritto a incassare gli 800.000 euro, per fare i lavori ai giardini, chiede l’escussione, la revoca del decreto di sospensione, e che venga rigettato dal giudice il ricorso della Mediterraneo che finora ha fatto opere di fondamenta nell’area, per circa due milioni di euro. Nel caso che il Comune vinca il contenzioso e incassi gli 800mila euro, poiché il conteggio dei lavori inerenti il verde pubblico ammonta a 921.600 euro, potrebbe chiedere alla società la differenza.
Giovedì prossimo 11giugno , sentite le parti, la parola passerà al giudice, che probabilmente si riserverà la decisione.
Intanto l’area al centro di Marina non dà un bell’immagine di sè, con il cantiere fermo. Il contenzioso fra le parti forse è a una svolta, ma l’estate si apre con un “c’erano una volta i giardini”.
Cinzia Carpita
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
