Toscana
Arianna Cordiviola: vedo segnali positivi di rinascita nel centro storico
CARRARA.È un luogo di lavoro ma con il fascino di un atelier. Se cammini lungo via Finelli in direzione monti, appena superata la piazzetta del Duomo, sul lato destro degli edifici, trovi il laboratorio di Arianna Cordiviola: mai immagineresti che in questa zona un po’ scarruffata di Carrara ci sia tanta bellezza. In esposizione ci sono i suoi “Semi”, germogliati dall’argilla.
É ciò che da fuori l’occhio del passante vede, ma se percorri in lungo tutto il fondo, arrivi ad un corridoio “segreto” che ti fa scivolare in una specie di cucina. Lo sguardo coglie una serie ordinata di vasetti di vetro: sembrerebbero spezie per insaporire i cibi e invece sono argille liquide e pigmenti colorati con cui la stessa argilla viene impastata. Arianna Cordiviola, carrarese, 38 anni, ci ospita nel suo “regno”.
Che cosa rappresenta la serie di opere che espone?
«È uno studio sulle forme naturali legate alla simbologia dei semi: mi ispirava l’idea della forma primitiva… la vita in divenire, il seme che racchiude tutto in linee pulite e semplici».
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Toccarle provoca una sensazione strana: sono liscissime e, come ha scritto Beatrice Lombardi a proposito dei suoi lavori, “la mano non vorrebbe staccarsi dalla superficie tonda”. Di che cosa sono fatte?
«Di argilla. Ho iniziato a lavorare con l’argilla e mi sono innamorata di questo materiale che è povero ma ha una sua ricchezza: è malleabile, da esso puoi ottenere moltissime diversità, ha insomma tante sfaccettature. Io dò molta importanza al materiale: non uso smalti che coprano la forma perché le forme che ottengo “togliendo” e togliendo argilla hanno già di per sé un’armonia essenziale, una semplicità che è sintesi… Corrisponde ad un percorso che sto facendo dentro me stessa».
Via Santa Maria, piazzetta delle Erbe e i dintorni sono considerati le strade dei fondi sfitti, della Carrara che soffre, del commercio esangue: lei, che si è insediata proprio nel cuore del centro storico, cosa ne pensa?
«…che non sia così. Quando arrivai nel 2011 era tutto chiuso ed ora, invece, la situazione è molto diversa. Io ho aperto il mio laboratorio, accanto c’è la “Galleria Duomo” della famiglia Santini che ha ristrutturato il fondo sventrandolo e portando a termine un grande investimento (direttore della galleria è lo scultore Silvio Santini della Sgf di Torano e il patron è il cugino, l’industriale Primo Santini, ndr), sull’angolo ha aperto mio padre Franco, pittore autodidatta (è lo spazio espositivo L’Artefatto, ndr), poi c’è il bel negozio “TabulaRasa” che ha dato origine a “Tekè Gallery”, gli “Artisti del Borgo” e sempre qui in via Finelli ho visto un altro fondo in ristrutturazione. In piazza delle Erbe ha aperto una mia amica, Emma Castè, restauratrice e designer, che lo scorso anno è stata curatrice della “Torano Giorno e Notte” e lo sarà anche quest’anno; ancora, nella piazzetta di recente ha inaugurato Nara Ricci, scultrice e pittrice. In questi ultimi anni qualcosa si è mosso».
È stata una specie di contaminazione, secondo lei?
«Mio padre è stato sicuramente stimolato dall’apertura del mio laboratorio. E poi basta pessimismo! Non se ne può più! Io sono ottimista, a volte dovrei essere un po’ più realista ma credo che anche questa zona di Carrara possa ripartire: forse si sta andando in una direzioni più artistica e meno commerciale, ma, ripeto, qualcosa si muove».
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I carraresi che abitano qua apprezzano questo nuova versione della “Carrara vecchia”?
«Io credo proprio di sì. Sono molto incuriositi: da me entrano persone di tutte le età anche solo per vedere come abbiamo ristrutturato. Ho notato che quando le gente vede un fondo riaperto ha come la sensazione che non tutto sia perduto: è una reazione evidente, che hanno anche le persone anziane, anzi, soprattutto loro che hanno visto e vissuto tutte le fasi di questa zona della città. Ci sono tantissimi fondi molto belli, con grandissime potenzialità».
Per ristrutturare però ci vogliono soldi: lei cosa consiglierebbe a chi volesse prendersi uno di questi fondi?
«Io qui pago un affitto ma per rimettere a posto il fondo abbiamo fatto tutto da soli, in economia: dall’ossidatura agli espositori in ferro, dal tavolo di lavoro a questa seduta sulla quale siamo; certo, è merito soprattutto di Bruno, il mio compagno, che ha lavorato nel settore nautico e ha occhio e manualità, se non fosse stato per lui… L’investimento più grande è stato il tempo che Bruno ci ha dedicato. E quando fai tutto da solo è davvero gratificante».
Il singolo privato deve darsi da fare e il ruolo dell’Amministrazione comunale secondo lei quale dovrebbe essere?
«Dovrebbe esserci un interscambio. Tu artista che hai scelto di stare qui dai il tuo contributo con la tua presenza e il Comune organizza eventi che possono agevolare gli artisti».
Che tipo di eventi? Ad esempio, Studi Aperti che si è appena concluso e Marble Weeks che aprirà tra breve?
«Studi Aperti ci dà visibilità e ci permette di conoscerci: siamo tanti artisti a Carrara e non è detto che ci si conosca tutti. Anche quest’anno ha portato un bel movimento. Io non sono mai riuscita ad uscire dal mio laboratorio perché ho avuto un continuo andare e venire di gente. Anche turisti e anche stranieri».
E ha avuto anche qualche risultato più prettamente economico, commesse di lavoro?
«Ho avuto un contatto da Portofino e uno da Milano: vedremo».
E Marble Weeks?
«Ma quest’anno si farà?».
A quanto pare sì. Dal 18 giugno e, a seguire, ogni fine settimana, stando all’ultimo aggiornamento del sito ufficiale. Non ne sa niente?
«Non lo sapevo…».
Ma secondo lei un evento come Marble Weeks serve a dare visibilità ai tanti artigiani e scultori locali?
«Non lo so. Non so quanto possa essere d’aiuto a noi artisti. L’edizione dello scorso anno è stata un po’ sottotono. Forse serve di più alla città, coinvolge soprattutto bar e ristoranti: la gente viene e si ferma per un aperitivo o per una cena. Vedere Carrara che si rianima è comunque bello…».
Carrara le piace? Come ci vive?
«Sono nata qua e ci sono tornata. Ho vissuto due anni a Firenze, studiavo Architettura ma mi mancava l’aspetto della manualità e così sono tornata e mi sono iscritta all’Accademia, dove mi sono laureata nel 2006 con una tesi sulla xilografia giapponese; ho vissuto a Sarzana, a Fosdinovo, ora vivo a Marina di Carrara. Insomma, sono tornata. Quando tornai, la riscoprii: vidi cose che non avevo mai visto, forse perché nel frattempo ero cresciuta; poi vidi questo fondo, mi piacque e dissi a me stessa “Sì, ci provo”. Certo è che qui non sei né a Pietrasanta né a Milano né a Berlino, però per lavorare va bene. La nostra zona è strategica: per lavorare il marmo ma anche il bronzo (le fonderie di Pietrasanta, ndr) che in futuro vorrei sperimentare. Vivo questo mio spazio come un punto di partenza, una “base” dove creare le mie opere per poi spostarmi, partecipare a mostre e a concorsi. Più che a Carrara-città sono affezionata alla natura di questi luoghi, al paesaggio, alle montagne: sulle Apuane mi sento a casa; Bruno ed io facciamo arrampicata dalle parti di Vinca, sulle Torri di Monzone, verso Porto Venere; quello che vede qui è tutto collegato: l’ispirazione può arrivare all’improvviso da una passeggiata o da un’arrampicata. Quando studiavo a Firenze questi luoghi mi mancavano».
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Quindi il suo futuro lo vede qui?
«E chi lo sa. Magari mi innamoro di un altro posto, faccio le valigie e parto con Bruno».
Progetti a breve?
«Voglio partecipare al concorso biennale del Museo Internazionale delle Ceramiche - Mic di Faenza, che è legato alla scultura in ceramica: voglio proporre delle forme di grandi dimensioni sempre in argilla, o bianche o nere».
E per questa estate carrarese?
«Parteciperò alla “Torano Giorno e Notte”: quest’anno il tema è molto glamour – “Quando l’arte diventa tendenza” – e devo capire come i miei semi possano diventare una specie di tendenza!».
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