Gioco
La condanna di Adil conferma l’esistenza della guerra di bande
La pena a 10 anni per il giovane marocchino amico di Mazzi peserà anche nel processo in assise per il duplice omicidio
MASSA. La sentenza del gup Ermanno De Mattia, che ha condannato Adil Amroui a dieci anni per concorso (anomalo) nell’omicidio di Andrea Fruzzetti (una delle due vittime della furia di Andrea Mazzi che oltre a lui a coltellate uccise anche Enrico Baria), conferma il lavoro fatto dalla procura, dal nucleo investigativo dei carabinieri e dalla squadra mobile: la guerra tra bande è stata una realtà massese per diversi mesi. Il giudice non ha ancora depositato le sue motivazioni - ci vorranno novanta giorni -, ma lo ha fatto intuire non riconoscendo al giovane marocchino l’aggravante dei futili motivi. Gli screzi tra quelli dei Poggi e Castagnara (per questo Mazzi girava armato) avevano tirato in ballo anche il gruppo di Montignoso, che aveva come unica colpa quella di aver evitato il pestaggio di uno dei nemici di Giacomo Pucci. E in quell’occasione si consumò la rissa in piazza De Andrè al Cinquale, quella del Vintage: l’episodio che secondo gli inquirenti è la madre di tutto quello che è capitato dopo.
La sentenza di De Mattia peserà anche sul processo in corte di assise che vede alla sbarra Mazzi per il duplice omicidio? Certamente, ma non si sa in che direzione. Il coinvolgimento di Amroui potrebbe aggravare la posizione dell’omicida, ma potrebbe anche “alleggerirla”, gli avvocati che si occupano del procedimento (anche quelli di parte civile) non sono concordi nell’ipotizzare gli scenari futuri dell’aula.
E a proposito di aula si tornerà domani mattina in corte di assise. Nell’ultima udienza l’ex fidanzata di Mazzi, Annina Patrini, ha svelato un particolare che potrebbe pesare nel prosieguo: «Quel coltello lo portava sempre con lui perché si sentiva minacciato da quelli di Castagnara». Aveva il timore che potevano aggredirlo, insomma: «Aveva un gancio per attaccare il coltello dietro ai pantaloni e mi aveva detto che in questo modo era pronto all’uso. Io gli ho chiesto solo una volta di lasciarlo, ma non mi ha dato retta e io non ho insistito perché avevo perso le speranze con lui».
La ragazza ha anche descritto quell’arma: «L’ho visto il coltello, era a scatto, finiva a punta e aveva una parte di lama seghettata. In tutto era lungo una ventina di centimetri. Scuro. Erano tre mesi che se lo portava dietro, da quando era stato minacciato da quelli di Castagnara, in particolare da uno dei ragazzi di quel gruppo».
Domani si ricomincia da qui, ma non solo: il pm Rossella Soffio ha altri testimoni in lista che erano presenti quella maledetta notte costata la vita ad Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria. Se se la sentiranno potrebbe essere il giorno per il racconto di Alessandro e Sara, fratello e sorella di Andrea Fruzzetti. Il ragazzo ha interrotto la sua testimonianza nella prima udienza perché ha avuto un malore, la giovane invece non aveva neppure cominciato a parlare che ha mandato un certificato per giustificare la sua assenza. Troppo dolore per ricordare.
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