Il Tirreno

«Saremmo tutti dei signori se il marmo si lavorasse qui»

«Saremmo tutti dei signori se il marmo si lavorasse qui»

Cavatori e addetti al piano si sfogano durante lo sciopero: gli imprenditori guadagnano, si mettano una mano sul cuore per le nostre famiglie

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CARRARA. Abituati come sono, a stare sotto il sole cocente, alle cave, o nei piazzali delle segherie, il caldo che cresce durante la mattinata di passione, non li scalfisce per nulla: sono i cavatori, gli operai delle segherie e dei laboratori apuani. Nessun grido sguaiato, nessuna sbavatura in quella protesta. Gli automobilisti hanno dovuto passare da altre strade, sì, per via di quel muro umano che chiede di essere ascoltato: che esce dal luoghi di lavoro e va in strada per essere visibile. Un centinaio e più, a fare sit-in, a sventolare bandiere sindacali, a colorire alla carrarina (ma senza trascendere) i commenti verso la sede di Assindustria, a due passi dall’assembramento in mezzo al viale XX Settembre. Una protesta pacifica, ma nei cuori di tanti padri di famiglia, piena di rabbia.

«Ditelo, – fa uno dei lavoratori quando alle 10,10 la mobilitazione cessa e ognuno si appresta a tornare a casa - ditelo come stiamo protestando. Qui non ci sono estremisti». Nessun danno alla città, solo un po’ di disagio al traffico, per la viabilità rivoluzionata.

Alessandro Ussi, 50 anni, cavatore oggi, e anni fa operaio in laboratori del piano, lavora nel marmo da quando aveva sedici anni, alle cave da una dozzina. «Ho un figlio da mantenere, disoccupato. E la mia paga media è di 1.500 euro al mese. A Carrara potremmo essere tutti dei signori. Il marmo di Carrara va lavorato a Carrara, gli industriali guadagnerebbero di più, e ci sarebbe più occupazione. Occorre creare posti di lavoro per i nostri figli. Negli anni Ottanta c’era lavoro per tutti al piano, ora...».

Valter Giorgieri, 55 anni, abita a Montignoso e lavora per la Campolonghi. Ha una venerazione per il patron Vando D’angiolo: «Non ci ha mai fatto mancare il lavoro, mai messo in cassa integrazione. Magari, se convincesse l’associazione industriali, di cui è stato presidente, a riaprire il tavolo della trattativa... a venire incontro alle esigenze di noi lavoratori che vorremmo qualcosa di più in busta paga, visto che il settore lapideo sta andando bene. Io ho uno stipendio di 1200-1300 euro mensili, senza gli straordinari. Ce ne vorrebbero almeno duemila, di euro in busta paga. E bisognerebbe che il marmo fosse lavorato in loco». Gli operai sognano una Carrara del marmo, dove il prodotto si tratti qui, dall’estrazione, alla lavorazione, alla spedizione. «Chi lo vuole, deve venire qui a Carrara». Ma le logiche imprenditoriali sono diverse, seguono il trend dei mercati nazionali e internazionali, le opportunità economiche, i cambiamenti delle leggi sull’escavazione (vedi quella regionale sulle cave e il piano del paesaggio) , i rapporti complicati con il Comune (canoni di concessione). L’ultimo anello della catena, quello più debole, degli operai, è anche l’anello senz ail quale il settore non camminerebbe: lo dicono a voce alta i sindacati.

Stefano Rossi, 51 anni, cavatore. «E’ un periodo d’oro per il marmo, gli imprenditori guadagnano, eppure non sono disposti a trattare neanche per pochi centesimi. Dovrebbero comprendere le esigenze delle famiglie, mettersi una mano sulla coscienza e firmare il contratto integrativo, con le richieste sindacali, volando». Un altro lavoratore che preferisce restare anonimo, ha 40 anni, due figli da mantenere. Lavora in un’azienda carrarese come addetto al taglio. Una paga media di 1.500 euro. «Questi scioperi creano disagi a tutti. Il contratto integrativo va firmato al più presto».Sottintende, come lo vogliono i lavoratori.(c.car.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web