Il Tirreno

Lap dance, processo ancora rinviato

Lap dance, processo ancora rinviato

Massa, sfruttamento della prostituzione e immigrazione clandestina alle “Follie”

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MASSA. La lap dance, intesa come spettacolo – a luci rosse, certo, ma legale – era solo il paravento. Poi, le giovani danzatrici, tutte romene, facevano anche altro: avevano rapporti sessuali a pagamento con i clienti, nel privèe del locale. È con questa accusa che sono finiti a processo Sergio De Andrè, Ionela Hristea, titolari del night “Le Follie” di Antona e altre nove persone, Nei loro confronti la procura di Massa, ieri rappresentata dalla pm Elisa Loris, muove le imputazioni di associazione per delinquere (articolo 416), sfruttamento della prostituzione e immigrazione clandestina. Un processo che va avanti a fatica: ieri mattina, dopo quella del marzo scorso, c’è stato un altro rinvio, al 9 dicembre prossimo.

Gli imputati di questo processo sono: Sergio De Andrè, gestore del locale; Maurizio Bernardini, Ionela Hristea, Georgeta Ghiorghe Salvatore Di Maio, ex presidente della Fenalc di Massa-Carrara e di Lucca; Ermenegildo Nani (di Massa) oberto Bruno, AlbertoMario Parrella, R Fallani, Michele Terranova, Luciano Valentini. Le ragazze secondo l’accusa arrivavano in Italia per fare le ballerine di lap dance in una rete di circoli privati, ad Antona e nel resto della Toscana. Tutte avevano un permesso di soggiorno per fini turistici di tre mesi rilasciato regolarmente. In novanta giorni facevano il giro di quattro locali. Poi se erano brave e particolarmente apprezzate dalla clientela si vedevano rinnovare il visto turistico, altrimenti l’organizzazione le abbandonava al loro destino. Ma la loro “bravura”, secondo quanto ricostruito dagli inquirento,m consisteva anche in prestazioni sessuali a pagamento o esibizioni di lap in privato (anch’esse a pagamento: 50 euro per 15 minuti)che si tenevano in piccoli camerini di due metri per due, dove era impossibile non venire a contatto con l’unico spettatore che più che guardare era lì per toccare e andare oltre. Le ballerine venivano scelte in Romania, dove l’organizzazione aveva un paio di osservatori. A valutare l’avvenenza delle ragazze ci pensava Ionela Hristea. Ex entreneuse aveva tanti contatti nel suo paese d’origine e sapeva come muoversi nell’ambiente dei night club. Le giovani - tutte dai 20 ai 25 anni - sapevano che dovevano andare a lavorare in un circolo a luci rosse, ma non tutte erano a conoscenza che con i clienti dovevano essere particolarmente smaliziate fino al punto di appartarsi. Una volta composta la squadra, Hristea affidava le future lap dancer a un paio di presunti impresari.

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