Il Tirreno

Frana killer di Lavacchio: «Non fu colpa dell’uomo»

Frana killer di Lavacchio: «Non fu colpa dell’uomo»

Parlano ancora le difese, chiesta l’assoluzione per il cantoniere della Provincia Il suo avvocato: non c’è prova che le canaline dell’acqua fossero ostruite

2 MINUTI DI LETTURA





«“La frana ci sarebbe stata anche se la regimazione delle acque fosse stata corretta”. Lo scrive in un passaggio della sua relazione lo stesso perito della procura, cioè dell’accusa. E qui, signor giudice, il processo finisce», dice, pacato ma fermo davanti al giudice Giovanni Sgambati, l’avvocato Giovanni Adami. Parlano ancora le difese al processo per la tragedia di Lavacchio dove, la notte del 31 ottobre 2010 morirono sotto una colata di fango che travolse la loro casa, il piccolo Mattia Guadagnucci , tre anni, e la madre Nara Ricci. Parlano e “smontano” (o perlomeno cercano di farlo) le tesi dell’accusa – la pm Rossella Soffio ha chiesto 33 anni di condanna complessivi – sostenendo la tesi della “naturalità” dell’evento: una frana causata da un pioggia di straordinaria intensità e durata e non dall’incuria e dalle omissioni dell’uomo.

Nell’udienza di ieri è stato il turno dell’avvocato Adami del foro di Udine, che con il collega Matteo Natali difende Libero Ballerini, il capo cantoniere a cui spettava proprio il controllo dei sistemi di deflusso delle acque e dello “stato” della collina di Lavacchio lungo cui si snoda la strada provinciale numero 6. La sua arringa è stata centrata sulla confutazione della la consistenza delle testimonianze dell’accusa. Quelle dei cittadini, del comitato che più volte segnalarono l’ostruzione delle griglie delle fognature, del cedimento della strada, che più volte chiesero l’intervento della Provincia e del Comune, chiamati poi a riferire davanti ai giudici. «Testimonianze dettate dalla apprezzabile intenzione di difendere la sicurezza degli abitanti – ragiona l’avvocato – ma poco consistenti e talvolta contraddittorie. Perché in alcuni casi (il legale si riferisce agli esposti del consigliere comunale Stefano Benedetti) riguardavano altre zone: Ortola e Frangola; in altri, alle segnalazioni seguirono puntuali interventi degli operai della Provincia. In altrio casi ancora, attinenti allo stato della strada, risultano confuse. E poi soltanto tre delle otto segnalazioni citate dai testi erano indirizzate all’amministrazione provinciale (e, quindi, in qualche modo girate all’imputato)». Soprattutto, sostiene il legale, non ci sono prove documentali di quanto afferma l’accusa, e cioè che le canaline per fare defluire le acque piovane fossero ostruite nei giorni precedenti il disastro. «È un’accusa soggettiva – dice Adami – troppo poco per accusare di omessa manutenzione il mio assistito». Da qui la richiesta di assoluzione “per non avere commesso il fatto” per Libero Ballerini.

Il processo è alle battute finali: il 18 ci sarà un’altra udienza dedicata alle difese, poi la sentenza.(c.f.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa