Il Tirreno

«Ma il Pd adesso deve cambiare»

di Manuela D’Angelo

Stefano Alberti: l’errore del partito chiuso e ripiegato è stata l’autoreferenzialità

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MASSA. Alle regionali hanno firmato per la candidatura di Giacomo Bugliani, e non di Loris Rossetti, e lo hanno sostenuto per tutto il tempo di una campagna elettorale che ha gridato per terra e per mari “Adesso si cambia”.

Dunque, Alessandro Balloni, Luca Anghelè e Stefano Alberti si aspettano, adesso, un cambiamento. Ma quale? La parola dimissioni non piace a nessuno dei tre, ma le critiche al sistema Pd non le mandano a dire. Balloni ed Anghelè sono “gli ultimi arrivati” all’interno del Pd, mentre Stefano Alberti faceva parte di quello zoccolo duro del partito, cui però oggi dice basta.

E la vittoria di Bugliani non è che lo spunto per agitare acque fin troppo calme all’interno del Pd di Massa: «Il peccato più grande che ha commesso il mio partito- dice Alberti- è l’autoreferenzialità; ho denunciato più volte un Pd totalmente chiuso e ripiegato su se stesso, dove non si discute mai; la dimostrazione sta nel fatto che l’ultima volta che si è riunita la segretaria comunale era il febbraio scorso, e le riunioni totali, da quando è stato eletto il sindaco Volpi, si contano sulle dita delle mani.

Delusione e rammarico- continua Alberti- anche per la mancata partecipazione, di cui sia il Pd, sia questa amministrazione si erano fatti carico ad inizio mandato; sui grandi temi la partecipazione, sia interna al partito che fuori, verso la cittadinanza, è stata nulla.

Un tema per tutti: quello del regolamento urbanistico: il Pd doveva spingere. È rimasto fermo. E’ logico- conclude Alberti- che mi aspetto un cambio di passo: dimettersi o meno dipende dalle coscienze delle singole persone; certamente la dirigenza del Pd deve prendere consapevolezza del voto delle regionali e il sindaco dovrebbe esprimersi in una analisi vera di quanto accaduto e approfittarne per fare meglio e di più di quanto fatto fino ad ora».

«Il partito deve riflettere- commenta Alessandro Balloni- e deve cambiare. Ma non bisogna ucciderlo, bensì farlo crescere. Il ruolo di tagliatore di teste non mi si addice, ma mi auguro che avvenga una seria discussione aperta all’interno del Pd e che il sindaco, per le sue competenze, rimetta insieme i pezzi. L’elezione di Bugliani, al momento, sta portando maggiori conseguenze a Carrara che non a Massa, ma forse dipende dal fatto che quella amministrazione stava già attraversando alcune criticità politiche, che noi invece non vediamo. Certo è che sono rimasto sorpreso delle uniche dimissioni di Vannucci. Forse non doveva essere il solo».

Il consigliere del Pd Luca Anghelè le sue critiche alla dirigenza del Pd locale le aveva già esternate quando ancora non era entrato nel partito, suscitando l’ira dei “tesserati” che, in pratica, lo avevano tacciato di parlare senza alcun titolo. «Poi ci ho riprovato- racconta Anghelè- dopo aver preso la famigerata tessera, ma non è cambiato nulla.

Da quando noi delle liste civiche siamo entrati nel Pd ci hanno soltanto snobbati. Considerazione zero. Io che pensavo che avremmo potuto portare all’interno del partito l’esperienza nata col civismo, e anche competenze e professionalità nuove. Invece non abbiamo ricevuto alcuna attenzione».

Ma c’è di più: «Partecipo a tutte le riunioni del gruppo- continua Anghelè- e ogni volta noto che siamo in 5, 6 consiglieri, quando dovremmo essere 17. E le decisioni, che poi in consiglio si spacciano per essere dell’intero gruppo, vengono prese da pochi e in altre sedi. Non avere minimamente sponde è brutto.

Questo è il metodo che deve cambiare. Il Pd non può far finta che Bugliani non abbia vinto le elezioni e neanche il sindaco, che ha l’intelligenza per capire quando e come pensare a nuovi rilanci all’interno della sua amministrazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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