Sicurezza
Un’altra guerra per i beni estimati
Il governo impugna la legge regionale sulle cave e punta l’indice sul diritto di proprietà contenuto in un articolo
CARRARA. Il governo Renzi impugna la nuova legge regionale sulle cave. Il Consiglio dei ministri, dopo aver esaminato 26 leggi delle Regioni e delle provincie autonome, ha infatti deliberato l’impugnativa per la legge della Regione Toscana n. 35 del 25 marzo scorso, denominata “Disposizioni in materia di cave”, in quanto all’articolo 32, comma 2, essa contrasterebbe con le disposizioni costituzionali che regolano la materia “ordinamento civile”. L’ultima parola, dunque, spetterà adesso alla Corte Costituzionale. L’articolo contestato è quello che riporta a regime di agro marmifero i “beni estimati”, ovvero quelle cave finora considerate private, sottoponendoli “a concessione amministrativa temporanea ed onerosa da parte del Comune”. La questione dei “beni estimati” trae origine dall’editto emanato il 1° febbraio 1751 da Maria Teresa Cybo Malaspina, duchessa di Massa e principessa di Carrara.
Con questo documento, sostengono da sempre gli industriali del marmo, la nobildonna avrebbe concesso il pieno diritto della proprietà delle cave ai loro coltivatori. L’editto, che si trova nel volume n. 62 dei bandi di Carrara, è lungo quattro pagine. Il punto cruciale, su cui si fondano tutti i dubbi sulla legittimità di considerare i “beni estimati” alla stregua di proprietà private, come avveniva prima della nuova legge regionale, è essenzialmente uno: poteva Maria Teresa legiferare “espropriando” le vicinanze, cioè il Comune? E quindi, il privilegio assegnato ai proprietari delle cave “estimate” è un titolo di proprietà capace di resistere per quasi tre secoli, oppure si tratta invece di un gigantesco equivoco, che costa alle casse comunali circa quattro milioni di euro in meno ogni anno? Fin dal 1956 l'avvocato Cesare Piccioli, massimo esperto in diritto minerario, scomparso di recente, aveva sempre sostenuto che l’editto non parla di passaggio di proprietà, ma vieta alla vicinanza di proporre azioni di rivendica.
Secondo Piccioli, inoltre, un principe, feudatario dell’impero, quale era Maria Teresa, non poteva spossessare una collettività dei suoi diritti sugli agri comunitari, perché essi erano riconosciuti dal diritto imperiale, in contrapposizione a quello del feudo. Già, ma allora perché la proprietà privata al monte è sopravvissuta fino a oggi, fra l'altro allargandosi a dismisura e senza certezza che gli attuali “beni estimati” corrispondano a quelli dell’epoca di Maria Teresa? Nel suo editto la nobildonna tracciava anche una distinzione fra le cave già aperte e quelle da aprirsi.
Per le prime -scriveva- «vogliamo che se l’allibrazione delle medesime è seguita venti anni prima della presente Nostra ordinazione, niun diritto pretender mai più possa sopra di esse, o sopra i loro Possessori, la vicinanza ne’ di cui agri sono situate non altrimenti che se a favore dei possessori medesimi militasse l’immemorabile, o la centenaria, o concorresse a pro loro un titolo il più legittimo che immaginare si possa». Risalire con precisione ai “beni estimati” primigeni, cioè a quelli del 1731, è però difficilissimo. Oggi, quando si parla di “beni estimati”, si fa riferimento a mappali o cave intere che si sono dilatati fino a interessare circa il 35% degli agri carraresi.
Attualmente le cave completamente “bene estimato”, cioè ritenute ancora private e non soggette a canone di concessione, sono 8: Cava 13 Pescina A (ditta Calacata Pescina srl); 41 Collestretto (Conserva Dante); n. 64 La Madonna (Cave di Sponda srl); n. 67 Bettogli (Zona Mossa, Vanelli Aldo Marmi di Giorgio Vanelli); n. 94 Valbona B (Brunella Marmi srl); n. 115 Vara Alta ( Finestra Marmi di Spadoni Elio); n. 175 La Piana A (Ingra srl); n. 177 Artana B (Bernacca Luigi).
Ce ne sono invece 29 completamente agro marmifero comunale: Cava 2, Boccanaglia A, Escavazione Marmi di Boccanaglia Srl; n. 5, Piastriccioni B, Bianco Fantasial; n. 6, Piastriccioni C, Tonelli Renato; n. 26, Fossa del Lupo, Cave Amministrazione; n. 37, Fossagrande, Gmc; n. 56, Battaglino C, Euromarble; n. 61 Valpulita, Calacatta Escavazione Carrara; n. 71, Fossalunga, Escavazione Marmi Fossalunga; n. 75, Ciresuola A, Monte Maggiore; n. 76, Fiordichiara B, La Fiordichiara; n. 84, Galleria Ravaccione, Marmi Galleria Ravaccione; n. 85, Fantiscritti A, Tonini Cave Fantiscritti; n. 88, Verdichiara, F.T. Cave; n. 100, Bocca Canalgrande, Esc. Marmi Figaia; n. 110, Finestra A, Italquarries; n. 123, Belgia Bassa, Escavazione Marmi Fondo Belgia; n. 127, Buca del Fagiano, Beran; n. 128, Seccagna B, Alba Ventura; n. 133, Tacca, Alba Ventura; n. 136, Ortensia, Marmo Canaloni; n. 139, Pizzagallo A, Escavazione Marmi Pizzagallo Ravalunga; n. 142, Pizzagallo B, Edilcreo 0; n. 145, Narana, Società Apuana Marmi; n. 147, Querciola, Mega Stone Factory; n. 148, Cima Campanili, Succ. Adolfo Corsi Carrara; n. 153, Fossaficola B, Esc. Marmi Fossaficola Srl; n. 168, Cima di Gioia, Gualtiero Corsi; n. 187, Ruggetta B, Settimo Donnini & C.
Tutte le altre 44 cave hanno quote più o meno alte di bene estimato e fra esse vi sono quelle più pregiate di Bettogli e Calocara. Si calcola che, in termini di canone di concessione, le cave ora in regime di “bene estimato”, se riportate al Comune, darebbero un gettito di circa 4 milioni
David Chiappuella
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