Attenzione
Morte da sangue infetto, «paghi il Comune»
Il figlio di una donna deceduta per epatite 30 anni dopo una trasfusione, cita palazzo civico: allora gestiva lui l’ospedale
MASSA. La signora Francesca Barco morì il 2 ottobre 2008 a causa di una cirrosi epatica Hcv da epatocarcinoma. Per un’epatite, cioè. Epatite contratta, secondo l’accusa, trent’’anni prima, in seguito ad alcune trasfusioni di sangue effettuato tra il settembre e l’ottobre del 1977 nel reparto di Chirurgia all’ospedale di Massa dove la donna era stata ricoverata per un intervento. Una vicenda drammatica, che non si è ancora chiusa, perchè il dolore dei famigliari non si è ancora lenito e perchè è ancora aperto un procedimento per richiesta di risarcimento danni di vista legale. Un procedimento che ha finito – inaspettatamente – per coinvolgere il Comune di Massa.
Dopo la tragedia, Il figlio della signora deceduta, Cesare Antoniotti, aveva citato in giudizio, davanti al tribunale di Genova, il ministero della Salute, la Regione Toscana e il direttore generale dell’Asl di Massa Carrara (quest’ultimo in qualità di commissario liquidatore della oggi disciolta Usl 2 Massa Carrara che all’epoca dei fatti “gestiva” la sanità locale). L’erede chiedeva che ministero, Regione e Asl venissero dichiarati responsabili della morte della madre e, quindi, chiamati al risarcimento, la cui provvisionale è stata fissata in 80.000 euro.
Succede però che la Asl presenta una memoria difensiva in cui dice di non poter essere ritenuta responsabile, neanche indirettamente, dell’accaduto perchè – semplicemente – all’epoca del ricovero e delle trasfusioni a cui fu sottoposta la donna (il 30 settembre e il 2 ottobre 1977) la Usl non era ancora stata istituita (Le Unità sanitarie locali nacquero un anno dopo, nel 1978) e la sanità locale era affidata agli “Enti ospedalieri”.
A quel punto, il signor Antoniotti, assistito dall’avvocato Paolo Signani della Spezia, ha chiamato in causa il Comune di Massa citando proprio la legge che istituiva le Usl, in base a cui gli obblighi dei disciolti enti ospedalieri – in questo caso l’ospedale di Massa, dove la donna fu sottoposta a trasfusione – vengono trasferiti ai Comuni territorialmente competenti. Il giudice ha autorizzato la chiamata in causa e il 13 marzo scorso ha notificato al Comune l’atto di citazione per questa vicenda. Palazzo civico, dunque, dovrà andare in tribunale e difendersi dall’accusa di essere stato in qualche modo responsabile – non direttamente, è chiaro, ma patrimonialmente sì – di un caso di contaminazione da sangue infetto che risale a quasi 40 anni fa.
Claudio Figaia
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