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Comune-pompe funebri lite su 136.000 euro di Cosap

 Comune-pompe funebri lite su 136.000 euro di Cosap

MASSA. Finisce in Corte di appello a Genova il contenzioso fra il Comune di Massa e la società di onoranze funebri “Pistone Alfreda“ di via Del Papino, vicino al cimitero di Turano. Un contenzioso da...

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MASSA. Finisce in Corte di appello a Genova il contenzioso fra il Comune di Massa e la società di onoranze funebri “Pistone Alfreda“ di via Del Papino, vicino al cimitero di Turano. Un contenzioso da oltre 136.000 euro per il mancato pagamento della Cosap, il canone che si deve pagare al Comune per l’occupazione del suolo pubblico.

La vicenda inizia quando l’amministrazione civica, tramite la società di riscossione dei tributi comunali Massa Servizi Spa – oggi diventata Master Srl – riscontra che la ditta non paga la concessione da tempo. Risultava morosa, secondo gli accertamenti della società, per tributi relativi a ben quattro anni, dal 2004 al 2008. Dopo i vari solleciti, partono le ingiunzioni di pagamento, a cui però la “Pistone” non ha mai ottemperato perchè, a suo avviso, e secondo il suo legale, l’avvocato Settimo Del Freo, quei pagamenti non era dovuti. Da qui un primo ricorso, davanti alla Commissione tributaria, che dichiarò tuttavia un difetto di giurisdizione. Le onoranze funebri, allora, si rivolgono al tribunale di Massa. La cui sentenza arriva nel 2014 ed è di rigetto della opposizione presentata dalla ditta, con condanna connessa al pagamento delle spese legali. In altre parole, il giudice ordina che la Cosap va pagata. La ditta, però, non si arrende e presenta ricorso in Corte di Appello, a Genova, costringendo palazzo civico a una nuova sfida giudiziaria. In gioco, si è detto, ci sono per l’ente pubblico di 136.605 euro di incassi relativi alla Cosap (la “tassa” di concessione per occupazioni permanenti o temporanee realizzate nelle strade, nei corsi, nelle piazze, nei mercati, nelle aree a verde, e, comunque, su suolo demaniale o su patrimonio indisponibile del Comune) che il Comune considera, vista anche la sentenza di primo grado, assolutamente dovute.

La vicenda, che si trascina da anni, mostra quanto sia difficile e complesso l’accertamento del dovere da parte dei cittadini (in questo caso una ditta) di pagare i tributi.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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