Sicurezza
Botte dopo un litigio al bar a Fivizzano, condanna a 10 mesi
L’uomo era accusato di lesioni su un ragazzo
FIVIZZANO. Il giudice monocratico Fabrizio Garofalo sposa la tesi del pubblico ministero Debora Bracco: Armando Torres ha sferrato il primo pugno e ha dato man forte ai suoi due “complici”, entrambi minorenni. Per le lesioni, procurate al ragazzo finito tra le sue mani, Torres è condannato a 10 mesi.
Tutto comincia - per ricostruire la vicenda - il 16 marzo del 2011 con una partita di ping pong al bar del paese: un ragazzo si fa un match con alcuni amici, poi decide di andarsene. Si infila la giacca e - ecco la prima scintilla - urta con il gomito un giovane. Un gesto usuale dai risvolti pesanti, però, perché la sera stessa due fratelli, amici del ragazzo colpito, decidono di farla pagare al giovane che non ha fatto attenzione mentre indossava il giubbino. Sono tutti e due minorenni, con loro, però, c’è anche il quarantenne Armando Torres. Ed è lui a rispondere a processo dell’accusa di lesioni e a fare ora i conti con la condanna a 10 mesi. È Torres, infatti, l’unico identificato: i due ragazzini non sono di Fivizzano, hanno meno di 18 anni e presto lasciano la Lunigiana, il quarantenne, invece, vive in paese da 15 anni e quando i carabinieri si mettono al lavoro per ricostruire l’accaduto, lui viene facilmente riconosciuto e finisce alla sbarra per aver causato lesioni guaribili in più di 20 giorni.
Ieri mattina, in aula, difeso dall’avvocato Emilio Bonfigli, Torres tenta, senza riuscirci, di convincere il giudice, spiega di essere intervenuto solo in un secondo momento, per sedare la lite ed evitare che la situazione degenerasse. A conferma della sua tesi spiega - e i testimoni confermano - di aver lui stesso riconsegnato al bar del paese il cappellino del ragazzo picchiato: se fossi stato io - questa l’argomentazione - certo non lo avrei fatto. «Invece - prosegue Torres - quel berretto l’ho trovato a terra e riconsegnato». Ma la tesi dell’accusa convince il giudice, nonostante la reticenza dei testimoni, anche del più caro amico del ragazzo preso a botte: una reticenza che costringe il giudice Garofalo ad alzare il tono, a ribadire le domande del pm, ad invitare a risposte precise. Ma - il giudice non ha dubbi- le prove ci sono e per Torres arriva la condanna.(c.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
