Proteste
Studi Aperti, promossi con riserva
Evento da “allungare” con maggiore collaborazione di bar e locali
CARRARA. Un week end a tutta arte che ha animato la città: il pubblico promuove la manifestazione Studi Aperti. Ma con una serie di suggerimenti, per fare ancora meglio.
L'organizzazione è stata a parere di tutti eccellente sotto il profilo logistico (ottime le mappe stampate con indirizzi e nomi degli studi e dei locali aderenti) e ha lasciato libertà agli studi di ospitare anche eventi non strettamente legati alla manifestazione, allargando il senso di partecipazione generale.
«Locali e bar non hanno avuto l'accortezza di seguire questo flusso di partecipazione con particolare enfasi mantenendo orari di chiusura quasi invernali» nota Saverio Bonelli di Pontediferro. «Vi è stato anche qualche problema nel garantire visibilità a quei laboratori che si trovano fuori mano rispetto al centro» sottolineano gli studenti del laboratorio Pranzostudio ad Avenza.
Questa manifestazione ha permesso di visualizzare la linfa presente a Carrara cioè la sua realtà lavorativa caratterizzata da estrema eterogeneità e diversità di situazioni, dai laboratori di ragazzi a quelli che lavorano per commissione importanti fino ai laboratori artigiani che producono souvenir. «La difficoltà di individuare a priori una particolare tipologia di laboratori da visitare obbliga lo spettatore per almeno due giorni ad immergersi totalmente nell'ambiente estremamente vitale di chi in questo luogo e spesso a questo luogo dedica la propria esistenza» dice Dario Ragona dello studio Via Guelfa. Di certo è stato notato dai più che manca un punto di ritrovo un punto fisso e definito in precedenza dove sia possibile ad esempio a fine evento riunirsi e confrontarsi in maniera estesa sulla manifestazione appena trascorsa: «Soprattutto per i partecipanti che dovendo stare nel proprio studio hanno difficoltà a muoversi durante il giorno» dice Jessica Macucci dello studio Via Guelfa. Qualcosa di simile è già presente all’orario di chiusura di alcuni laboratori che decidono di tenere aperto invitando a condividere la serata con grande ospitalità in una dimensione quasi da simposio. Così Silvia Scaringella dello studio omonimo descrive l'evento "Il punto cardine di "Open Studio" è la sua semplicità e genuinità in quanto si autofinanzia e non è patrocinato da alcuna impresa pubblica che probabilmente ne smorzerebbe lo spirito, ma ha l'egida dei suoi stessi partecipanti che con estremo piacere collaborano senza uno specifico scopo da galleria" anzi per poche persone questa è una manifestazione da utilizzare come vetrina, per Giulia Russo, di Pranzostudio, e per la maggior parte dei partecipanti e degli osservatori «è interessante come nasca un dialogo con la città che ospita l'evento su tematiche artistiche troppo poco di frequente al centro di discorsi e interessi». Sostengono Saverio Bonelli e Amedeo Desideri del laboratorio Pontediferro: «Criticabile l'assenza partecipativa dell'Accademia di Belle Arti che avrebbe di certo creato un ideale centro alla manifestazione e che con i suoi spazi avrebbe potuto ospitare conferenze o serate particolari». «Per molti l'evento dovrebbe durare più giorni o ripetersi più volte l'anno senza andare a sommarsi ad altre iniziative» dice Francesco Cremoni, dello studio omonimo situato in via Carriona. «Semmai nella prossima edizione si spera si rincari la pubblicità nelle altre città in cui la visibilità è stata minima» consiglia Rosario Mainoni del laboratorio Pranzostudio. Si auspica che questa sia una buona occasione per far ripartire tutta una serie di iniziative in ambito artistico come la "Biennale di Scultura" che da diversi anni manca il suo appuntamento. "Studi Aperti" nella sua purezza di evento auto organizzato è ciò che di più simile possa essere accostato all'idea di arte.
Tommaso Fraschini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
