Il Tirreno

«107 anni di gloria, non cancellarli»

«107 anni di gloria, non cancellarli»

Lettera aperta a Gigi da parte dei sostenitori gialloazzurri del «Gruppo dissidenti»

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CARRARA. Dopo il ciclone che ha improvvisamente investito la Carrarese Calcio e, conseguentemente, i suoi sostenitori, un gruppo di questi ultimi ha preso carta e penna per scrivere un messaggio-appello a Gianluigi Buffon: una lettera aperta al patron gialloazzurro da parte del “Gruppo Dissidenti”.

La presentazione. «Chi le scrive è un gruppo di tifosi della sua squadra di calcio - esordiscono gli sportivi in questione - diciamo sua, perché fino a che non ci sarà la certezza della pena, noi saremo sempre qui a sognare, a parlare di calciomercato, di allenatori, moduli e litigi con le mogli per le domeniche fuori casa. Ci sia permesso di fare una piccola introduzione al gruppo, dal nome forse altezzoso, per qualcuno altisonante, per altri ancora irriverente. Questo gruppo nasce sotto il nome di Gruppo Dissidenti, dalla volontà di alcuni di staccarsi dalla logica del business e del marketing associata alla Carrarese Calcio. Per definizione semantica ed etimologica il dissidente è colui che non si uniforma alle idee e alla prassi di una maggioranza, manifestando il proprio dissenso».

Le origini. «Pertanto il gruppo si è spostato dalla neonata Gradinata Baffo, e per osmosi dal Carrarese Fan Club, nella tribuna laterale lato monti e ha presenziato a tutte le partite interne e in buona parte esterne dei gialloazzurri, senza sciarpe, bandiere o striscioni. Solo con una cosa che da sempre ci accomuna: l’amore per la maglia, l’orgoglio dell’appartenenza alla città e indubbiamente la voglia di stare insieme e discutere di Carrarese. Dopo la sua esternazione, giusta, plausibile, di petto, di carattere, il gruppo si è stretto a coorte. Lei sa meglio di me di cosa sia capace Carrara quando si muove. La storia parla per noi».

Riferimenti storici. «Parlano le nostre donne che hanno cacciato i tedeschi in piazza delle Erbe il 7 luglio, parlano le grida dei nostri partigiani sui monti, parla la medaglia d’oro al valor civile. Parlano le manifestazioni di piazza, parla l’assemblea costituita dopo i tragici fatti alluvionali, parla l’occupazione del Comune. E noi, carrarini da stadio, fieri, duri come il marmo, ignoranti nei modi e rozzi nell’esprimerci, siamo qui, a bocca aperta, increduli, a gioire per lo Spezia che rimane in B, invece di poter sognare sotto l’ombrellone una stagione da ricordare. Che magari non arriverà mai. Ma non importa, ci siamo anche un po’ abituati. Ma dobbiamo sapere che ci siamo. Dobbiamo avere di che parlare. Di che sognare. Di che illuderci. E se lei, presidente, molla ora, la nostra estate si ridurrà a parlare di terga femminili più o meno sode, di quello che sarebbe potuto essere, di sogni che svaniscono, di una squadra ultracentenaria che scompare. Tra gli sfottò d’oltrefoce e quelli d’oltreparmignola. Ma di questo poco importa. Ci duole molto di più sapere di aver perso una parte di noi. Già, perché la Carrarese fa parte della nostra vita. È così dal 1908, di padre in figlio a calpestare gradoni freddi in inverno e bollenti in estate. A piangere, a gioire».

L’essenza dello sportivo. «Per alcuni la Carrarese è una vita nella vita, per altri ne è la ragione. Per qualcuno è marmo che scorre nelle vene, per altri è senso di appartenenza. Per tutti noi, nessuno escluso, è un vanto. Non staremo qua a tediarla oltre con il nostro sentimentalismo. Non siamo gente abituata a piangersi addosso o a pregare. Quello che chiediamo è un ripensamento. Una via d’uscita che si può trovare. Un ultimo sforzo in addizione a quanto già fatto fino a oggi, in attesa che la situazione si delinei in maniera sufficientemente chiara. Siamo qui, pronti a discuterne pacificamente, e cercare di trovare un modo per far sì che in un batter d’ali non si cancellino 107 anni di storia. Lei che può, questo ce lo deve. Perché tutti sappiamo l’orgoglio Carrarino che l’ha spinta in questa avventura. E, comunque vada, avanti Carrarese, in Terza categoria, come in Champions. Un saluto».

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