La protesta
Una love story una promozione e tante delusioni
Tifoso gialloazzurro fin da ragazzino, nel 2010 acquisisce la società. Le cordate sfumate e gli addii
di LUCA SANTONI
Si sta per chiudere un’era nella storia della Carrarese Calcio. L’uscita choc di Gianluigi Buffon non lascia spazio a equivoci.
“Tradimento”. Esternando il proprio malcontento e la sua delusione nei confronti di tutto il tessuto economico della città apuana, la sua città, il capitano della Juve e della Nazionale, ha deciso di chiudere con la sua esperienza di patron della società di piazza Vittorio Veneto con un ultimo, estremo tentativo di suscitare una qualche reazione da parte del mondo imprenditoriale locale. Gigi si sente tradito, perché nel corso degli anni per certi versi è stato una sorta di angelo custode del club apuano.
Di fondo, un legame indissolubile con la squadra della propria città d'origine, alla quale il portierone della Nazionale ha donato entusiasmo e capitali, prima come “sponsor sostenitore”, poi come azionista e infine come patron unico. Scelte coraggiose, dettate più dalla passione per i colori di una maglia che da logiche imprenditoriali. Ma ora è il caso di riavvolgere il nastro della memoria, e raccontare una lunga storia d’amore.
La love story. Tra Buffon e la Carrarese tutto inizia in tenera età. Il giovane Gigi diventa subito super tifoso della Carrarese, oltre che del Genoa, e anche quando diventerà il portiere titolare del Parma in A, non smetterà mai di seguire la squadra del cuore. Non è un segreto la scritta “C.U.I.T” che porta sui guanti: acronimo che significa Commando Ultrà Indian Trips. È il nome dello storico gruppo di tifosi della Carrarese.
Dal 16 luglio 2010 quella che era una passione viscerale si trasforma in un impegno economico. In quella data infatti Buffon, l'ex proprietario del Pisa Maurizio Mian, Cristiano Lucarelli e l'armatore Alexis Tomasos, proprietario della Ttt Lines, mettono insieme una cordata che acquisisce il 50% delle quote societarie. La Carrarese sta vivendo forse il periodo più difficile della sua storia, con una retrocessione in D e un futuro denso di nubi. L'entrata in scena della “cordata Vip” salva la situazione. La nuova società avvia le pratiche per il ripescaggio nelle categorie professionistiche.
Il 4 agosto 2010 la Carrarese è ufficialmente ripescata in Lega Pro Seconda Divisione.
L’arrivo di Nelso. Il nuovo responsabile tecnico Nelso Ricci, accolto come un eroe nella sua città, può iniziare una spettacolare campagna acquisti che port a Carrara campioni del calibro di Riccardo Zampagna, Nicola Corrent, Fabrizio Anzalone e Luca Vigiani. Alla fine però, a trascinare la squadra sono i 21 gol di un Antonio Gaeta in stato di grazia.
La promozione La squadra, guidata da Francesco Monaco, arriva seconda dietro al Carpi, ma vince meritatamente i playoff contro San Marino e Prato, conquistando la Lega Pro Prima Divisione. Nella stagione successiva, la 2011-12, la Carrarese torna in terza serie dopo otto stagioni di purgatorio. La panchina viene affidata a Stefano Sottili e i risultati sono buoni. Al ter-mine della stagione la squadra si piazza in nona posizione, dopo aver navigato per la moltissime giornate in piena zona playoff.
Ma... i veri problemi arrivano semmai fuori dal campo. I vari elementi che compongono la società non sembrano più uniti come prima e il progetto iniziato nel 2010 si dissolverà nella primavera 2012.
Ricci se ne va, Gigi non condivide. Dopo mille voci di crisi e incomprensioni, la potentissima onda d'urto che fa crollare l'edificio azzurro arriva con le dimissioni di Nelso Ricci che il 25 marzo 2012 lascia la Carrarese, per essere presentato un paio di giorni dopo come nuovo direttore dello Spezia di Gabriele Volpi.
«Sono quattro mesi che il presidente Gabriele Volpi mi cerca – spiega l'ex dg – io qui l’ho detto e ridetto. Guardate che così non si può andare avanti, decidetevi a far la società, bisogna programmare. Avevo detto che questo era l’anno per prendere la mira e il prossimo volevo puntare alla B. Niente: dall’altra parte c’è un’occasione professionale unica, e ho chiuso. Provate a starci voi, in sede, dalla mattina alla sera, affrontare tutti i problemi e non avere una prospettiva. Non ne potevo più». Ricci non crede più nel progetto Carrarese. Parole che pesano come macigni. Una scelta da rispettare, ma dura da digerire per i tifosi azzurri.
Il 27 marzo Buffon torna a Carrara e questo è il suo commento: «E una scelta che ha preso Nelso in autonomia. Gli avevo chiesto di aspettare fino a lunedì, cioè fino a questa sera. Chiaramente, poi ha fatto una scelta un po' più veloce. Io da professionista dico che può aver fatto bene, ma non condivido la piazza di destinazione, visto che sono di Carrara, né la tempistica, perché magari fino a giugno secondo me aveva il dovere di rimanere. Comunque non gli posso dire niente, ognuno risponda alla propria coscienza. Nelso ci ha dato una grandissima mano in questi due anni e non posso che ringraziarlo».
Gli Amici della Cararrese. Proprio in quei giorni Buffon tratta l'ingresso in società di una nuova cordata, costituita da imprenditori locali: gli Amici della Carrarese. I nomi di spicco sono Ciro Gaspari, Paolo Sacchelli e Giancarlo Alioto. Dopo il terremoto-Ricci, si tenta di ricostruire un gruppo, soprattutto con Sacchelli e Alioto, ma alla fine non se ne fa niente. La moglie di Sacchelli, tifosissima della Carrarese, aspirava al ruolo di presidentessa onoraria della squadra, mentre Alioto si era proposto di portare avanti la gestione del settore giovanile.
Difficile ancora oggi capire i motivi di quella fumata nera. Fatto sta che rispetto al piano originario di dare vita ad una cordata allargata, il gruppo Buffon decide di andare avanti da solo e acquisire la totalità delle quote azionarie.
L’era Buffon 2.0. Il 6 luglio 2012 inizia l'era Buffon 2.0: il portierone, che già deteneva il 20%, attraverso la società di famiglia acquisisce il 100% del pacchetto azionario. Escono di scena Mian, Lucarelli, Tomasos e il presidente Oppicelli. Intanto viene ufficializzato il nuovo allenatore: si tratta di Carlo Sabatini, 52 anni, perugino, mentre il nuovo direttore sportivo è Sandro Federico. «Quando c’è un urlo che ti chiama, non si può far finta di non sentire». Spiega così Buffon, durante la presentazione a palazzo Binelli. «È un atto dovuto a Carrara, a voi, a ciò che è stata la mia gioventù. Qui ci sono le mie radici e qui mi sono stati trasmessi certi valori. Questa è una responsabilità che ho preso volentieri».
La retrocessione. Purtroppo l'avvio del campionato è disastroso. Sabatini infila cinque sconfitte consecutive ed è costretto alle dimissioni. In quella stagione la Carrarese sostituisce il tecnico altre due volte con Nello Di Costanzo e Ivo Iaconi, mentre al posto di Federico a febbraio arriva l'attuale dg Sandro Turotti. Nulla però salva la Carrarese che retrocede senza gloria come ultima classificata. Nel 2013 Buffon ci mette nuovamente una pezza, facendo ripescare nuovamente la squadra. La scorsa stagione, la 2013-14, è sui generis, visto che in Prima Divisione non erano previste retrocessioni. Un campionato tutto sommato tranquillo, quindi, anche se la prima scelte dell'allenatore ancora un volta si dimostra infelice. Maurizio Braghin, che da giocatore a Carrara aveva vinto la C2 nel 91-92, viene accolto con tutti gli onori, ma dopo pochi mesi è costretto ad andarsene. L'esonero si concretizza il 5 novembre con la Carrarese ultima e in piena crisi d'identità.
Tocca a Remondina. A risollevare le sorti della Carrarese Buffon chiama Gian Marco Remondina, altro eroe azzurro che da calciatore visse gli anni d'oro di Orrico. L'impatto del nuovo allenatore è ottimo e la squadra finisce la stagione in ripresa con un undicesimo posto finale.
Si arriva alla storia recente, col campionato appena concluso in maniera non proprio esaltante. La squadra raggiunge l'obiettivo minimo della salvezza, ma è forte la consapevolezza che questo gruppo possa ambire a molto di più di un anonimo dodicesimo posto. Probabilmente anche queste costanti delusioni sportive, oltre all'immobilismo dell'imprenditoria locale, hanno spinto Buffon ad alzare bandiera bianca e a passare il testimone a qualcun altro.
Un futuro da decifrare. La fase che si è aperta con le dichiarazioni del patron è molto complessa. Probabilmente nelle prossime settimane si riuscirà a capire meglio quale futuro attende la società di piazza Vittorio Veneto. La storia d’amore è davvero finita?
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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