Il Tirreno

Romagnano, i negozianti contro il low cost cinese

di Melania Carnevali
Romagnano, i negozianti contro il low cost cinese

“Barricate” per l’imminente apertura di un nuovo negozio nel quartiere: concorrenza sleale»

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MASSA. «L'identità di un territorio andrebbe tutelata, non distrutta. Ci caratterizziamo per le nostre botteghe e il contatto diretto con il cliente; con l'arrivo di queste nuove attività commerciali low cost la nostra economia è a rischio». A sostenerlo sono i commercianti di Romagnano; l’attività low cost a cui si riferiscono è quella che sta per aprire sull’Aurelia, a non troppa distanza dal capannone in cui era stato installato l’Happy Shopping, uno store a prezzi ultra bassi gestito da cinesi più volte sanzionato dal Comune e infine chiuso, da alcuni mesi.

I negozianti di Romagnano si stanno riunendo in un Centro commerciale naturale che prenderà il nome del quartiere. E già si stanno mobilitando per contrastare la nuova apertura di « classici rivenditori di tutto e di più a prezzi stracciati», dice Laura Giusti, futura presidentessa del Ccn. Attività che i commercianti temono che possa andare a discapito della loro attività, «proprio in un momento in cui – spiega la Giusti – ci stiamo rimboccando le maniche, con eventi, iniziative e idee, per cercare di portare questo quartiere fuori dall'isolamento».

Gli esercenti chiariscono: «Non è una questione di razza. Non siamo assolutamente razzisti o xenofobi – commenta Stefano Aloisi, del negozio di ferramenta Lucio – Potrebbero essere anche francesi, inglesi o italiani. Quello che noi critichiamo è la concorrenza sleale».

Anzitutto, la questione delle aperture: «Dovrebbero rimanere chiusi almeno 13 giorni all'anno – commenta Andrea Pucci, giovanissimo proprietario del negozio di abbigliamento “Tensione in” - ma non lo fanno» «Così come spesso non rispettano le norme sul lavoro», incalza Aloisi, che poi aggiunge: «La differenza è che noi abbiamo controlli serrati, loro inspiegabilmente no. O magari li hanno, ma hanno anche la possibilità di pagarsi la multa e continuare a far finta di niente. E il risultato è che loro sono avvantaggiati».

Ma il problema principale, forse, è sociologico: di fronte a un mercato che muta sempre più velocemente, dove il prodotto che vince è quello che costa meno, al di là della qualità e della provenienza, a rimetterci sono sempre i piccoli commercianti.

«Con l'arrivo di queste attività – continua Aloisi – il nostro lavoro è calato e siamo costretti a licenziare dipendenti che poi non vengono integrati da nessuna parte, perché è il sistema che non gira».

La richiesta dei commercianti è quindi chiara «impedire l'apertura di attività di questo tipo in questo quartiere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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