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la battaglia di sei famiglie

“No” alle fognature vicino a casa, si decide a Roma

“No” alle fognature vicino a casa, si decide a Roma

AULLA. Sono trascorsi due anni da quando è iniziata la loro battaglia legale e mercoledì 3 giugno sapranno se avranno vinto o meno, al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma, le sei...

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AULLA. Sono trascorsi due anni da quando è iniziata la loro battaglia legale e mercoledì 3 giugno sapranno se avranno vinto o meno, al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma, le sei famiglie aullesi che guardano con apprensione ai lavori in corso sulla sponda sinistra del fiume Magra. I lavori sono quelli per la realizzazione del nuovo argine e le sei famiglie vivono di fronte all'abbazia di San Caprasio, dove è previsto che venga realizzata, nell'area dell'ex mattatoio, la stazione di pompaggio delle acque bianche e nere, inserita nel progetto per il nuovo argine. Il 3 giugno prossimo è prevista la sentenza sul ricorso delle 6 famiglie contro l'ubicazione scelta dalla Regione Toscana per la stazione di pompaggio. Le 6 famiglie, che hanno sborsato 6mila euro per la causa e potrebbero essere costrette, in caso di sconfitta, a pagare le spese legali, vogliono semplicemente che questa stazione di pompaggio sia spostata da un'altra parte ed ora, in vista della sentenza, tornano a farsi sentire, sottolineando che il problema per loro è rappresentato «dagli odori che ci potrebbero essere. Inoltre, per i rumori ricordiamo che ci sono due generatori di corrente di grossa potenza ed ogni 15 giorni vanno messi in moto per non rischiare il blocco». Ma non si limitano agli odori e ai rumori le sei famiglie, facendo notare che le abitazioni potrebbero avere problemi di stabilità a seguito della costruzione della vasca e che la griglia a protezione della vasca potrebbe riempirsi di detriti ed inerti: «Tutto questo a 30 metri in linea d'aria dall'abbazia di San Caprasio. Una situazione che si poteva evitare trasferendo la stazione di pompaggio nell'area dove sorgevano le scuole medie». Un'alternativa, a quanto pare, era quella di inserire impianti automatici di intercettazione e sollevamento negli scarichi già presenti, ma sarebbe stata esclusa per i costi di gestione. Infine, le 6 famiglie lanciano l'allarme sulla necessità di fare una accurata manutenzione della futura stazione di pompaggio, “perché se dovesse capitare che le idrovore non vadano in funzione per un qualsiasi motivo, Aulla potrebbe allagarsi, forse con conseguenze peggiori rispetto all'alluvione del 2011». Da sottolineare che inizialmente il ricorso dei cittadini era stato rivolto al Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, ma i giudici amministrativi, ormai due anni fa, avevano risposto che a decidere in merito non può essere il Tar, ma il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma.

Gianluca Uberti

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