Il Tirreno

L’addio di Buffon: «Stanco e deluso, mi hanno lasciato solo»

di Fabrizio Palagi
L’addio di Buffon: «Stanco e deluso, mi hanno lasciato solo»

Gigi se ne va dalla Carrarese dopo 5 anni di feeling Ma la città è interessata ad avere una squadra in Lega Pro?

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CARRARA. «Un uomo solo al comando». La famosa frase che un tempo era stata coniata per raccontare alla radio le gesta di Fausto Coppi, ben si addice, seppure con un’aggiunta, al moderno campionissimo, ossia Gianluigi Buffon, capitano della Juventus e della nazionale italiana di calcio, nonchè patron della Carrarese.

«Un uomo lasciato da solo al comando» è il caso di dire, dopo aver appreso le intenzioni e le motivazioni di Gigi di lasciare il timone della società gialloazzurra.

In un lancio di agenzia, ieri mattina, la notizia del prossimo abbandono di Buffon che, tempi alla mano, sarebbe prossimo visto che entro il 30 giugno la Carrarese dovrà essere iscritta al campionato 2015-16 di Lega Pro.

«Ho voluto attendere il termine della stagione per fare il bilancio di questa esperienza - si legge nella nota d’agenzia firmata da Buffon - lascio la Carrarese. Il mio è stato un gesto d’amore non ripagato dall’ambiente. Ho maturato questa decisione nel corso di quest’anno: il prossimo 30 giugno sarà l’ultimo giorno come patron della società. In questa situazione, che va avanti da tre anni, è molto difficile continuare a fare calcio a livello professionistico e la Città e il suo primo cittadino sono da tempo al corrente di queste mie riflessioni. Sono deluso e amareggiato: in questo momento non credo ci siano le condizioni affinché la Città si possa permettere una squadra di calcio in un campionato importante come la Lega Pro. Per due volte in cinque anni ho scelto di essere parte di due cordate imprenditoriali desiderose di risollevare le sorti della Carrarese. Il primo gruppo si è sciolto dopo due anni, lasciandomi solo. Il secondo, nonostante le promesse, non si è neanche mai concretizzato. E in entrambe le occasioni mi sono ritrovato solo e con la responsabilità di decidere se far fallire la società o garantirle un futuro, attraverso l’impegno delle società della mia famiglia. Ho sempre scelto la via dell’investimento, pur consapevole che si sarebbe trattato di una scelta d’affetto e non di business. I costi però sono sempre stati troppo elevati e io non posso più portare avanti un progetto in cui ho creduto e su cui ho investito davvero molto. Sia in termini di tempo, sia economici. Fin dal giorno del mio ingresso in società, infatti, ho lavorato alla ristrutturazione di un debito importante che gravava sulla struttura e oggi la Carrarese è una società sana, costruita su di un progetto ambizioso e importante. Ma senza l’aiuto delle altre realtà cittadine, tale progetto non si potrà mai realizzare fino in fondo. I tifosi, da cui spesso ho percepito malcontento e insoddisfazione, dovrebbero invece essere consapevoli della situazione e appoggiare squadra e società in ogni momento senza la pretesa di porre traguardi importanti, ma a oggi troppo al di sopra delle possibilità di chi da solo si è trovato a gestire questa realtà. E anche il tessuto imprenditoriale, con cui sono certo si potrebbero fare grandi cose - e la consueta “Asta dei Blocchi” estiva ne è la perfetta dimostrazione - non ha mai inteso sposare e affiancare il nostro programma fino in fondo. L’esperienza del Trust dei Tifosi insegna anche questo. Forse dovremmo tutti prenderci un periodo di riflessione, Città, imprenditori e tifosi, per capire se realmente interessa una squadra che rappresenti la nostra realtà nel campionato di Lega Pro».

Chiaro il riferimento al mondo del marmo, lavorazione di cui Carrara ne è la capitale mondiale, i cui imprenditori, secondo quanto scritto da Buffon, si sono disinteressati sia della società che dei suoi progetti, pur avendo essa raggiunto una categoria di pregio quale si dimostra essere la Lega Pro.

“Malgrado il cuore, oltre non si può andare”. Si può interpretare così lo stato d’animo di Buffon che, alla vigilia di un importantissimo appuntamento come la finale di Champions League tra Juventus e Barcellona, si ritrova amareggiato per il futuro della squadra della sua città della quale è sempre stato sostenitore. E ancora “sono stanco di combattere contro i mulini a vento” è l’affermazione che emerge mentre si scorrono le righe del suo messaggio di addio, o meglio, di avvertimento, nel senso che il Gigi della serie “capitani coraggiosi” lancia ai suoi concittadini imprenditori, forse con l’intento di spronarli a scendere in campo.

L’uomo da solo al comando è dunque arrivato a fine corsa?

Un mese di tempo per scoprirlo, dato che il prossimo 30 giugno scadranno i termini per l’iscrizione al campionato di Lega Pro, la cui stagione di preparazione alla fase agonistica inizierà subito dopo, vale a dire entro metà luglio o giù di lì.

Facendo poi un po’ di conti in tasca al capitano bianconero, emerge che, analizzando solo gli ultimi tre anni, ha sborsato di sua borsa qualcosa come tre milioncini e rotti, spalmati in un campionato di C1 vera, un altro a metà fasullo (non erano previste retrocessioni) e l’ultimo in una Lega Pro che, almeno per 6-7 società, assomiglia più a una serie B in versione leggermente ridotta che a un torneo di terza divisione, come si chiamava una volta la serie C.

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