Sicurezza
Truffa a un commerciante, intermediario nei guai
L’uomo è accusato di essersi intascato la maxi rata iniziale di un leasing Era già stato condannato, ma la Corte d’appello ha annullato la prima sentenza
CARRARA. Di professione fa il commerciante. Dopo aver pagato l’affitto per decenni, decide di compiere il grande passo e di comprarsi il fondo in cui lavora. Davvero un grande passo perché in ballo ci sono 800.000 euro. Esclusa l’ipotesi del mutuo, il commerciante massese opta per il più flessibile leasing immobiliare e prende contatti con Alessandro Panizzi che di professione fa l’intermediario finanziario: una sorta di tramite - per chiarire - tra chi chiede un leasing e le società che lo rilasciano. Così il commerciante mette mano al portafoglio e versa la maxirata iniziale. Intesta - così garantisce lui - un assegno di 106.000 euro alla società dello stesso Panizzi perché lo rigiri, però, a chi deve rilasciargli il leasing. Ma del finanziamento non c’è traccia, l’intermediario - sempre secondo la ricostruzione dell’accusa - si giustifica in mille modi, ma il commerciante e il commercialista che lo segue nell’affare cominciano ad avere sospetti. A far luce sulla vicenda arriva quindi la Procura e Panizzi si ritrova oggi a processo: deve rispondere del reato di truffa. Secondo il pubblico ministero Alberto Dello Iacono si sarebbe tenuto buona parte della maxirata senza girarla alla società che avrebbe dovuto rilasciare il leasing.
Per quel finanziamento mai arrivato e per l’assegno, Alessandro Panizzi alla sbarra c’è già stato: il giudice Cristina Ponzanelli, dopo aver riqualificato il reato da truffa ad appropriazione indebita, ha condannato l’intermediario ad 1 anno e 8 mesi. Panizzi, che in quella sede ha provveduto anche a risarcire una parte del danno, si è sempre difeso spiegando che il suo non è stato un reato, ma un inadempimento civilistico e chiarendo che la pratica di leasing era stata correttamente istruita. La sentenza del giudice Ponzanelli, comunque, è stata annullata. La questione è finita, infatti, nelle mani della Corte D’Appello di Genova a cui i legali del Panizzi hanno presentato ricorso. All’apertura del processo avevano chiesto al giudice Cosimo Maria Ferri (primo titolare del procedimento) il patteggiamento, ma il giudice non aveva accolto la loro richiesta. E, di fronte ad una sentenza di condanna, la difesa ha ritenuto che sussistessero i motivi per fare appello, primo fra tutti proprio il “no” al rito alternativo. La Corte “azzera” tutto quanto, e non per il mancato accoglimento del patteggiamento, ma perchè rileva un vizio formale nella notifica di citazione in giudizio. Risultato: sentenza di primo grado annullata, tutto da rifare. La vicenda torna nelle mani del tribunale di Massa (il primo processo era stato a Carrara, prima della unificazione dei tribunali). Così ieri mattina, Alessandro Panizzi è in aula, questa volta di fronte al giudice Elisabetta Congiusta. È imputato del reato di truffa perchè questa è l’ipotesi dell’accusa. Il commerciante che ha sporto querela si è costituito, come nel precedente procedimento, parte civile. Ieri mattina, il via al nuovo procedimento: in aula sfilano i testimoni dell’accusa e ricostruiscono la vicenda. La prossima udienza sarà la volta dei testi della difesa.(c.s.)
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