Il dolore
«Peccato non esserci uniti con Bagnone»
Il sindaco di Villafranca tira le somme. L’assessore Romiti: disavanzo ridotto da 2,5 milioni a 766.000 euro
VILLAFRANCA. Si è svolto l’ultimo consiglio comunale della giunta Cerutti, prima dell’appuntamento del 31 maggio: Villafranca va al voto per eleggere il sindaco.
La parte più delicata della discussione del consiglio comunale, è stata sicuramente quella riguardante il bilancio, l’ostacolo vero contro cui gli amministratori si sono trovati a lottare in questo quinquennio di mandato.
All’inizio, quando il sindaco Pietro Cerutti e la squadra di governo hanno preso le redini del Municipio, il dissesto finanziario mostrava un meno 2,5 milioni di euro, una cifra monstre per un piccolo ente. Nel corso degli anni, attraverso uno stretto monitoraggio della Corte dei Conti ed una politica di revisione della spesa pubblica, affiancata da cessioni di proprietà comunali, il debito ha subito una contrazione sostanziale.
«Ci eravamo ripromessi – ci spiega Massimo Romiti assessore al bilancio – di giungere alla conclusione del mandato con un disavanzo di 800 mila euro. L’anno scorso il debito si attestava a poco più di un milione, mentre ad oggi siamo a 766 mila euro. Abbiamo mantenuto la promessa, siamo riusciti, attraverso politiche di bilancio minuziose, a contenere quello che era un vero e proprio disastro finanziario, che ha rallentato non poco l’azione amministrativa. Lasciamo un comune con i conti in ordine a chi verrà dopo di noi, con la speranza che si persegua questa strada di virtuosismo amministrativo, con la stessa oculatezza da noi dimostrata, non di certo come abbiamo trovato la situazione una volta che abbiamo avuto in mano le chiavi del municipio».
«Dispiace – ha aggiunto Massimo Romiti – che il senatore Barani non fosse presente alla seduta, dimostrando ancora una volta il suo non attaccamento alle sorti di Villafranca».
«C’è stata anche una piccola variante urbanistica, di normale routine - spiega il primo cittadino Pietro Cerutti - Abbiamo accolto alcune istanze dei cittadini che ci chiedevano di modificare lo status di alcuni terreni come edificabili. Una richiesta giunta a causa del peso della tassazione Imu che ha tariffazioni maggiori in quelle aree che hanno questa nomea, ma su cui non sarà mai realizzato nessun progetto edilizio. Abbiamo inoltre accolto la richiesta della parrocchia di San Nicolò per la creazione di un’area gioco per i bambini in prossimità della chiesa e che sarà realizzata nello spazio di Selva accanto».
E’ stata la fine dell’avventura per il primo cittadino, un’avventura che lo ha visto protagonista per cinque anni e lui la descrive così: «L’ultimo consiglio comunale, è stato un momento particolare – afferma – che mi ha permesso di ripercorrere questi anni e il lavoro svolto insieme alla mia squadra sempre al servizio della comunità, con grande spirito di sacrificio e di abnegazione, ritengo di non aver nessun rimpianto od amarezza. Ho avuto il piacere di sentire parole di apprezzamento in consiglio, anche da parte della minoranza, con la quale abbiamo avuto scontri ma sempre e solo dialettici, senza nessuno scontro violento, ma con grande civiltà e rispetto dell’avversario. Una sfida difficile quella che ci si è parata davanti, che mi ha segnato e fatto crescere sia dal punto di vista umano che professionale. Il mio orgoglio – prosegue Cerutti - è rappresentato dal lavoro fatto, dalle tante opere che siamo riusciti a realizzare con un bilancio così risicato. Di certo con una maggiore disponibilità economica si sarebbe potuto incidere con maggiore decisione sulla manutenzione ordinaria e sul decoro pubblico, agendo anche su quelle norme di coesione sociale. Su di noi purtroppo ha gravato una spada di Damocle finanziaria, sia per situazioni interne che esterne, intendendo con queste la fase recessiva in cui si è calati».
Il sindaco uscente conclude con una nota dolente: «Un mio rammarico è rappresentato dalla mancata fusione con Bagnone, che ritengo un’occasione persa, sia politicamente che per la società. La paura ha giocato un ruolo fondamentale tale da non consentire quello che sarebbe stato un segnale non solo per Villafranca, ma per tutta la Lunigiana».
Cristinao Borghini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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