Sicurezza
Massa, in 800 al corteo contro la violenza
In piazza i centri sociali ma anche Cgil, Anpi , partiti e associazioni dopo gli scontri della settimana scorsa per l'arrivo di Matteo Salvini
MASSA. «Questa è una risposta forte e partecipata a quanto accaduto sabato scorso , 16 maggio, a Massa e ai principi che ci avevano portato in piazza quel giorno». È così che ieri uno dei manifestanti, davanti al tribunale, ultima tappa del corteo, riassume al megafono la giornata che si era appena conclusa, ossia quella della manifestazione contro il razzismo e la violenza della polizia organizzato da Massa Carrara Antifascista.
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In piazza sono scese circa 800 persone. C'erano i centri sociali, l’Assemblea permanente di Carrara, operai, migranti, famiglie con bambini al seguito. E l’Anpi, la Cgil, l’Arci. E ancora: alcuni partiti di sinistra e i consiglieri comunali di Massa e di Carrara, che già nei giorni scorsi avevano preso una posizione chiara su quanto accaduto (Elena Mosti di Sel, Stefano Alberti del Pd, Fabrizio Brizzi e Gabriella Gabrielli per gli Arancioni, Riccardo Ricciardi del M5s e Claudia Bienaimè da Carrara). Ma c’era anche chi, una posizione, non l’aveva ancora presa, come Simone Ortori di Articolo Primo. C’erano bandiere di ogni tipo, musica reggae, hip hop e jambe: un serpentone colorato che ha squarciato l’aria di paura che si era creata in città intorno a questa iniziativa. Gli stessi commercianti hanno tenuto aperte le saracinesche, chi comunque maledicendo «chi lascia il permesso di manifestare il sabato», chi invece applaudendo o semplicemente con un sorriso al passaggio del corteo.
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Corteo, che assomigliava, per emotività e temi, a quelli della comunità afroamericana Oltreoceano contro la violenza delle forze dell'ordine. Perché lo slogan principale della giornata ieri era proprio questo: «No ai manganelli, no al razzismo». Una protesta che voleva, e vuole, aprire una riflessione su quanto accaduto sabato scorso nel cuore della città: una contestazione contro Matteo Salvini, che si è trasformata in una giornata di sangue e denunce. I pezzi del puzzle devono ancora essere messi insieme, per capire cosa abbia scatenato veramente la carica delle forze dell'ordine, gli scontri, l'uso dei manganelli. La questura sostiene che i manifestanti abbiano tentato di sfondare il cordone di polizia, per raggiungere la piazza dove il leader del Carroccio stava tenendo il suo comizio. I manifestanti negano. Quello che è certo, e che tutti hanno visto, è che un uomo di 50 anni è stato preso a manganellate in testa, più e più volte, anche quando ormai era in terra in una pozza di sangue. Ed è questo che la comunità che è scesa ieri in piazza condanna: «Un uso della violenza da parte della polizia indiscriminato e insensato», come ha detto Nando Sanguinetti, 80 anni, in piazza sabato scorso, come ieri, con la sua bandiera rossa dell’Anpi.
Ma la manifestazione di ieri è servita anche per «riaffermare i principi del presidio di sabato scorso – dice Gino Buratti, dell’Accademia apuana della pace - dal momento che non ne abbiamo avuto l’occasione». Ossia che: «Salvini non può essere legittimato a parlare – incalza Roberta Fantozzi della segreteria nazionale di Rifondazione comunista – perché i suoi interventi sono apologia di razzismo».
Il ritrovo era in piazza Mercurio, alle 17. Il tempo di creare due cordoni «contro le provocazioni» in testa e in coda al corteo, e il serpentone è partito, srotolandosi per le vie del centro, con i suoi striscioni, i suoi colori, i suoi suoni. Inizia a piovere, ma, invece di diminuire, la gente aumenta. Diventa tre volte tanto il numero dei manifestanti scesi in piazza sabato scorso in occasione del comizio di Salvini. «Io sono qui perché dire che uno Stato che usa la violenza ha fallito», dice Jacopo Vannacci, 29 anni, che precisa di non far parte di alcun movimento o partito politico: «la politica non c’entra – dice – è una questione di diritti e umanità». I manifestanti passano davanti al Duomo, si sente urlare «via la Lega da Massa», vengono accesi fumogeni e poi giù verso Largo Matteotti con direzione tribunale dove il corteo si è sciolto. Non prima però degli interventi: «ci tacciano di non essere democratici perché non vogliamo che Salvini parli nelle nostre piazze – grida un manifestante al megafono - E noi allora ci chiediamo: la libertà di espressione è permettere che si inciti all’odio?». Loro, la risposta l’hanno data con un corteo bello e pacifico, come annunciato.
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