Proteste
Legambiente: per le cave gara pubblica già vanificata
Nel mirino un comma della legge regionale. Dubbi anche del vice sindaco di Carrara
CARRARA. Gara pubblica per le concessioni di cava: sì, ormai è prevista e sancita. C'è la nuova legge regionale e ci sarà il regolamento comunale. Ma Legambiente punta il dito sul comma 6 dell'articolo 36 della legge, chiedendone l'abolizione, sostenendo che quanto prevede, sgonfierebbe di fatto le gare. Nel mirino, anche i tempi delle aste: chi lavorerà in loco almeno la metà del marmo estratto, potrà avere concessioni fino a 25 anni. Così, delle aste, dice Legambiente, ne riparleremo nel 2040.
Perplessità sul comma 6, le hanno anche il vice sindaco Andrea Vannucci e il tributarista Giulio Andreani.
Ma andiamo per ordine.
«Legambiente denuncia da anni le modifiche apportate dal Comune di Carrara, a partire dal 2002, al regolamento degli agri marmiferi»: critica gli accordi tariffari con gli imprenditori, gli arbitrati, la stima dei valori di mercato del marmo, i beni estimati. Un insieme di cose che ritiene siano andate a danno della città.
Ricorda che c'è stata «la prima delle udienze preliminari per i 15 indagati dalla Procura (assessori, dirigenti comunali e rappresentanti di associazioni di imprenditori) per le mancate entrate del marmo».
L'Osservatorio che non c'è. Legambiente chiede l'stituazione di un Osservatorio dei prezzi del marmo che fornisca al Comune il vero valore di mercato di ogni qualità di marmo, necessario fin da oggi per fissare tariffe corrette e, domani, per stabilire il canone concessorio posto a base della gara pubblica». Ma « il Comune -nonostante dichiarazioni di condivisione- non si è ancora attivato per la concreta istituzione dell'osservatorio».
Legambiente, in merito alle nuova legge regionale sulle cave, dice che «ha introdotto alcuni rilevanti miglioramenti, tra i quali il riconoscimento che i beni estimati sono proprietà pubblica, e forti incentivi alla lavorazione in loco del marmo estratto, favorendo così l'occupazione», ma pensa che gli imprenditori abbiamo in qualche misura pesato nella stesura della legge. «La gara pubblica per il rilascio delle concessioni di cava è stata sì introdotta, nel doveroso rispetto dei principi dell'Unione Europea sulla libera concorrenza, ma fornendo (per gli imprenditori che si impegnano a lavorare in loco il 50% del marmo estratto) una scappatoia per rinviarla addirittura di un quarto di secolo. Così, con ogni probabilità, le gare pubbliche saranno bandite a partire dal 2040».
«La gara pubblica svuotata in anticipo». Secondo Legambiente, la legge ha introdotto un dispositivo che alla fine vanifica la gara, «riducendone l'importo a pochi spiccioli». «Il comma 6 dell'art. 36 stabilisce infatti che la somma del contributo di estrazione per i blocchi (10% del valore di mercato) e del canone di concessione è fissata entro il limite del 15% del valore di mercato; ne deriva che l'entità del canone non può superare il 5% del valore di mercato. Di fatto, poiché il Comune dovrà porre a base di gara un determinato canone, ad esempio il 3%, tutta la concorrenza economica si giocherebbe sul restante 2%». L'opinione degli ambientalisti è che una gara così congegnata finirebbe per eludere la normativa europea sulla libera concorrenza.
«Le conseguenze pratiche non sono di poco conto. Considerato che il valore del marmo varia da circa 100 € a tonnellata ad alcune migliaia, per assicurarsi la concessione di una cava di marmo particolarmente pregiato, un imprenditore potrebbe trovare conveniente offrire e pagare un canone pari al 30-50% del valore di mercato del marmo». Ma con il tetto complessivo del 15% sarebbe impossibile. «Dunque quel minuscolo comma 6 comporta perdite milionarie per le casse comunali. Ci auguriamo che gli amministratori di Carrara chiedano subito alla Regione il ritiro del comma 6 dell'art. 36 e, in caso contrario, impugnino la legge regionale alla Corte europea per violazione del principio della libera concorrenza nella gara pubblica».
La volontà politica. Il vice sindaco Andrea Vannucci condivide le perplessità degli ambientalisti sul comma 6: «L'obiezione non è peregrina. Anche prima dell'entrata in vigore della legge, avevamo proposto due specie di canoni: quello ordinario in linea con la legge; e in sede di gara un canone di ingresso per dare la possibilità di fare offerte oltre la soglia del 15%. Ora c'è la legge, il cui spirito non è vessatorio; dovremo studiare nel Regolamento comunale un modo per consentire offerte aggiuntive. Va visto sotto il profilo legale, ma intanto si può manifestare una volontà politica».
Il parere professionale. Il tributarista professor Giulio Andreani ritiene che quel comma 6 sia «un controsenso. Ma non credo che sia rilevante prevedere qualcosa nel Regolamento comunale; credo che l'incongruenza che c'è nella legge sia un problema tecnico superabile al momento di fare il bando di gara. Il pasticcio c'è, ma è superabile».
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