Il Tirreno

lo scandalo sanità

Antonio Delvino: ecco come nacque il buco di 420 milioni all'Asl di Massa Carrara

Claudio Figaia
Antonio Delvino: ecco come nacque il buco di 420 milioni all'Asl di Massa Carrara

L’ex direttore generale parla a un’iniziativa di Fi, accusa Rossi di avere nascosto i debiti e confessa: pensai al suicidio

4 MINUTI DI LETTURA





MASSA CARRARA. Attenti, parla Delvino. L’ex direttore generale della Asl 1 di Massa Carrara Antonio Delvino, arrestato (22 giorni di domiciliari) nel 2012 nell’ambito dell’inchiesta sul grande crac di 420 milioni di euro nell’Asl di Massa Carrara e oggi assolto in via definitiva, torna sotto el Apuane per raccontare la sua verità su quello che è il più grosso scandalo della sanità toscana degli ultimi anni. Lo fa in un contesto “di parte”, a un’iniziativa elettorale organizzata a Marina di Carrara da Forza Italia, dove siede a fianco dei candidati Stefano Mugnai e Iacopo Ferri. Ma la sua denuncia non è solo materia di scontro elettorale.

Delvino si descrive come il capro espiatorio ideale, vittima di un meccanismo “infernale” mirato a non far emergere i deficit della sanità toscana gestita dall’allora assessore Enrico Rossi. Un meccanismo, dice, che «è servito a creare l’immagine di una sanità virtuosa ed efficiente».

«Fu Rossi a scegliermi come direttore dell’Asl di Massa Carrara e lui a confermarmi poco prima dell’esplosione dello scandalo. Io non sapevo niente di quel meccanismo quindi non potevo difendermi né raccontare niente. Per questo si è poi scagliato contro di me denunciandomi in procura e chiedendomi via lettera di restituire i soldi, 80 milioni di euro mi chiedeva, e indicava, pensate, anche l’Iban preso cui fare il versamento».

Ma dagli atti giudiziari e dalle sentenze tra cui la mia di assoluzione - racconta, carte alla mano - «emerge un'ipotesi chiara secondo la quale sostanzialmente la Asl di Massa veniva continuamente, a quanto pare fin dal 1998, sottofinanziata, per motivi politici. Un’operazione mirata a non fare emergere discrepanze nella contabilità e ricondurre tutto a un equilibrio apparente. Dato questo, allora è plausibile che si ricorresse al meccanismo delle anticipazioni di cassa, prestiti portati poi in bilancio regionale come crediti esigibili, anche se in realtà tali non potevano essere». I debiti, cioè diventano crediti e il bilancio dell’Asl appare “sano”. «Ma era una bomba a orologeria che prevedeva, prima o poi, l'emersione del buco generato da quei crediti inesistenti» – continua Delvino – «e il momento è arrivato quando Rossi mi ha denunciato. Io non sapevo nulla, non potevo difendermi, la sentenza della giudice Alessandra Solombrino lo scrive con chiarezza esemplare, e per questo ero il capro espiatorio ideale. Intanto, però, in questa maniera la Regione avrebbe evitato di essere classificata tra quelle soggette a piano di rientro».

A chi giovava tutto questo? si chiede ancora l’ex dg. La risposta la suggerisce Mugnai: «Questa “falsificazione” «ha consentito a Rossi nel 2010 di condurre la campagna elettorale sul mito di una sanità coi conti in pareggio e, su questa base, venire rieletto. È ciò che si chiama il cui prodest, l'interesse politico».

Ora Delvino sta preparando azioni di risarcimento, anche per l'ingiusta detenzione con 22 giorni ai domiciliari: «In quei brutti mesi tra il 2010 e il 2012 ho avuto per dieci secondi la tentazione di buttarmi giù dal balcone. Poi ho pensato che avrei fatto il gioco di chi mi accusava. Sono andato avanti a testa alta nei momenti bui, figuratevi adesso». Non solo: «Farò denunce anche nei confronti dei singoli responsabili di quanto ho subito. Ripeto, non abbasso la testa».

Questa, incalza il candidato di Forza Italia alla presidenza della Regione Stefano Mugnai è «la storia di una grande menzogna politica di cui Rossi dovrà prima o poi rendere conto, soprattutto ai toscani. Il commissariamento della sanità di cui Rossi è il dominus avrebbe significato la fine della sua carriera politica. In questo modo, invece, si è potuta portare a termine col Sior la costruzione dei quattro nuovi ospedali senza essere soggetti a piani di rientro. Faccio notare due cose: la prima è che nella sentenza di assoluzione di Delvino si parla più di Rossi che di colui che è assolto; la seconda è che quel disavanzo si è prodotto nel corso degli anni in cui Rossi era assessore, e poi è stato scoperto nei pochi mesi di assessorato Scaramuccia, un tecnico che subito dopo si è inspiegabilmente dimessa. E il punto è che Delvino è stato assolto per non aver commesso lui il fatto, ma il fatto c'è».

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze