Sicurezza
Altri scioperi nel marmo ma saranno senza preavviso
CARRARA. I sindacati del marmo preparano altre due giornate di sciopero, dalle cave al piano, ma saranno a sorpresa. Nessun preavviso. Continua così il braccio di ferro sul rinnovo dell’integrativo...
CARRARA. I sindacati del marmo preparano altre due giornate di sciopero, dalle cave al piano, ma saranno a sorpresa. Nessun preavviso. Continua così il braccio di ferro sul rinnovo dell’integrativo provinciale del settore lapideo che interessa duemila lavoratori e centinaia di aziende. La trattativa rotta da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil sul nodo del premio di presenza giornaliera, sembra tutta in salita. Non c’è unità di vedute neppure sui dati dello sciopero di lunedì scorso: per i sindacati riuscito al 90%, per gli industriali un po’ meno, soprattutto al piano. «Non ci pensiamo proprio a richiamare al tavolo i sindacati – dice Massimo Bani delegato trattante per Assindustria assieme agli imprenditori Roberto Pino e Fabrizio Santucci - Non abbiamo mandato dalle aziende per proporre qualcosa di nuovo». Fra le imprese si fa strada l’idea di legare gli incrementi salariali contrattuali all’andamento degli utili netti (cioè se il fatturano va bene, se c’è redditività e produttività), esistendo nel comparto apuano aziende diversissime, alcune che faticano (al piano), altre che vanno meglio (alle cave). In sostanza gli industriali del marmo si domandano perché dovrebbero accollarsi tutti indistintamente gli stessi costi della manodopera. Un concetto che, se venisse portato al tavolo, non piacerebbe ai sindacati. Bani spiega altre preoccupazioni: «C’è una disparità fra le aziende del nostro comprensorio e quello veronese: qui il costo del lavoro è maggiore, e il gap con Verona si allarga sempre di più. Verona ha l’integrativo fermo al 2005 (e il contratto nazionale scade a ottobre). Qui continuiamo a fare aumenti con l’integrativo, e il costo della manodopera sale; aggiungiamoci i costi aumentati derivanti dal contratto nazionale, dove ci sono il Fondo Altea per l’assistenza sanitaria, il Fondo Arco di previdenza integrativa. E poi c’è il nostro Fondo marmo (5,16 euro mensili a dipendente che proponiamo di raddoppiare). Tutto ciò pesa sulle aziende. Quelle veronesi danno un premio di risultato da mille euro l’anno; le nostre vari premi, per complessivi 3mila euro, più altre voci». Ma i sindacati cavalcano il trend positivo del marmo.E chiedono di più per i lavoratori.
Cinzia Carpita
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